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Certo, almeno abbiamo anche a sinistra qualcuno capace di farsi apprezzare dall'opinione pubblica che io tutto sommato rappresento perchè non ho tessere di partito e non ho mai messo piede nella sezione di un partito. Sono uno di quel 70% di pugliesi che Dalema ha snobbato.
Se vogliamo dirla tutta, sai perchè quel 70% di voto per Vendola è stato grandioso? perchè Dalema & co hanno trascorso l'ultima settimana a fare sù e giù per la Puglia per fare campagna per Boccia. Vendola aveva sè stesso ed i fatti di 5 anni. Noi 70% di opinione pubblica abbiamo per una volta cancellato i disegni dei partiti.
E' talmente evidente che a sinistra manchi un leader carismatico capace di entusiasmare la gente, come ahimè qualcuno è in grado di fare a destra, che ben venga Vendola.
Se vogliamo dirla tutta, sai perchè quel 70% di voto per Vendola è stato grandioso? perchè Dalema & co hanno trascorso l'ultima settimana a fare sù e giù per la Puglia per fare campagna per Boccia. Vendola aveva sè stesso ed i fatti di 5 anni. Noi 70% di opinione pubblica abbiamo per una volta cancellato i disegni dei partiti.
E' talmente evidente che a sinistra manchi un leader carismatico capace di entusiasmare la gente, come ahimè qualcuno è in grado di fare a destra, che ben venga Vendola.
Ultima modifica di blackcelebration73 il mar gen 26, 2010 10:49 pm, modificato 1 volta in totale.
questa visione della politica è davvero mostruosa. Come se avere una tessera di un partito veramante democratico implichi il divieto di avere una o più opinioni diverse anche nello stesso schieramento. Forse ti farebbe bene andarci, qualche volta, in una sezione di partito.blackcelebration73 ha scritto:Certo, almeno abbiamo anche a sinistra qualcuno capace di farsi apprezzare dall'opinione pubblica che io tutto sommato rappresento perchè non ho tessere di partito e non ho mai messo piede nella sezione di un partito. Sono uno di quel 70% di pugliesi che Dalema ha snobbato.
ma andiamo, Vendola è lì da anni e ha (anche) lavorato bene dove ha potuto e gli è stato permesso. Ma questo retorico scrivere che ha dalla sua "il popolo" contro gli interessi di palazzo è una balla. Esattamente il messaggio retorico che Vendola, da fine politico furbo più o meno come d'Alema, e parte di quella politica che suppongo ti faccia schifo, è riuscito a far passare. Detto ciò, stimo Vendola e, fossi stato residente in Puglia, l'avrei senza dubbio votato.blackcelebration73 ha scritto:Se vogliamo dirla tutta, sai perchè quel 70% di voto per Vendola è stato grandioso? perchè Dalema & co hanno trascorso l'ultima settimana a fare sù e giù per la Puglia per fare campagna per Boccia. Vendola aveva sè stesso ed i fatti di 5 anni. Noi 70% di opinione pubblica abbiamo per una volta cancellato i disegni dei partiti.
perché? Si presenta anche come candidato ufficiale della sinistra? Ma non è la stessa sinistra che lo trombò al congresso di Rifondazione?blackcelebration73 ha scritto:E' talmente evidente che a sinistra manchi un leader carismatico capace di entusiasmare la gente, come ahimè qualcuno è in grado di fare a destra, che ben venga Vendola.
Direi che era proprio l'ora, se mi permetti, di avere qualcuno capace a vendersi bene anche mediaticamente.Freestate ha scritto:Vendola è molto bravo, anche nel vendere se stesso. In questo è molto simile al Berlusca.
A prescindere da quello che possono essere gli schieramenti contro o a favore di Vendola, non capisco perchè bisogna contrapporlo a Dalema.
Cosa che nemmeno gli stessi interessati fanno, nonostante non abbiano sempre avuto una felice sintonia.
A differenza di Blackc73 ho frequentato le sezioni, ho avuto tessere, e se c'è una cosa che faceva la differenza rispetto ad altre sezioni di partito di destra, era proprio questa vivacità politica, questa "lotta" politica interna, questo dibattito (forse termine più giusto) che precedeva la candidatura di un uomo ad una carica, qualunque questa fosse.
E' anche un aspetto terribbile, perchè spesso divideva invece di unire.
Ma ciò dimostrava e dimostra ancora oggi a tutti i livelli, comunali, regionali e nazionali, che una parte della politica, di centro sinistra in questo caso, non gioca sottobanco, non ha uomini già predisposti da manovre occulte, non da tutto per scontato mesi prima.
Le primarie anche questa volta hanno dimostrato solo che una parte della politica svolge il suo ruolo insime alla gente, si affida come è giusto alla democrzia.
La gente riesce ad essere la differenza con i numeri.
Ed è ovvio che a destra questo strumento venga snobbato ed evitato.
Il 70% delle preferenze è un risultato dovuto a tanti motivi; spero che Vendola faccia meglio del passato anche per dimostrare rispetto della stima ricevuta dalla sua gente.
Oggi probabilmente sentiremo al Tg delle 13 la notizia delle probabili dimissioni di Bertolaso.
La vera notizia però, forse è questa:
http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... r-2087867/
Giustizia, la legge diventa "ad familiam"
Impedimento esteso anche ai coimputati
Provo un profondo sgomento a leggere certe notizie il giorno dedicato alla Shoah.
Ultima modifica di Q Lazarus il mer gen 27, 2010 12:03 pm, modificato 1 volta in totale.
non sono certo io a contrapporlo a d'Alema.
Credo che in Puglia il PD abbia dato dimostrazione di essere Partito davvero Democratico che sa ascoltare la base. In questo il merito va ad una persona seria (anche se, magari, mediaticamente meno incisiva di tanti quaqquaraqua da tubo catodico) come Pierluigi Bersani. E' stato lui a decidere che le primarie in Puglia andavano fatte, e meno male che era il delfino di baffetto...
Credo che in Puglia il PD abbia dato dimostrazione di essere Partito davvero Democratico che sa ascoltare la base. In questo il merito va ad una persona seria (anche se, magari, mediaticamente meno incisiva di tanti quaqquaraqua da tubo catodico) come Pierluigi Bersani. E' stato lui a decidere che le primarie in Puglia andavano fatte, e meno male che era il delfino di baffetto...
Non ho scritto infatti che sei stato tu.Freestate ha scritto:non sono certo io a contrapporlo a d'Alema.
.
Quoto in toto; non a caso scelsi lui alle primarie.Freestate ha scritto:Credo che in Puglia il PD abbia dato dimostrazione di essere Partito davvero Democratico che sa ascoltare la base. In questo il merito va ad una persona seria (anche se, magari, mediaticamente meno incisiva di tanti quaqquaraqua da tubo catodico) come Pierluigi Bersani. E' stato lui a decidere che le primarie in Puglia andavano fatte, e meno male che era il delfino di baffetto..
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Il crepuscolo del dalemismo reale
La sconfitta del lìder Maximo mette in crisi la sua realpolitik fondata sul gioco di Palazzo
Chissà quanto deve essergli costato al lìder maximo, ieri, dopo la vittoria a valanga di Nichi Vendola, vergare quel comunicato apparentemente anodino, e in realtà amarissimo (almeno per lui): "La larga vittoria di Vendola nelle elezioni primarie del centrosinistra pugliese – spiegava dopo la scoppola il presidente di ItalianiEuropei – conferma il legame del presidente della nostra regione con tanta parte dell’elettorato del centrosinistra, compresi gli elettori del Pd". Sublime.
Voltafaccia doloroso. Chissà quanto deve essergli costato, dopo sette giorni passati a combattere ventre a terra in Puglia contro Nichi, dopo le decine di comizi e le centinaia di telefonate, dopo le dichiarazioni roboanti, dopo aver gridato quello slogan-tormentone su tutte le piazze: "Abbiamo il dovere di difendere Nichi Vendola da se stesso!" (che ora si potrebbe tranquillamente applicare a lui).
"Non ho mai perso un’elezione!", assicurava spavaldo con una certa spensierata approssimazione (che "dimenticava", tanto per fare un esempio, le regionali che gli costarono Palazzo Chigi).Es ubito dopo aggiungeva: "Se Vendola vince le primarie perderà le secondarie!".
Adesso è quasi divertente leggere il suo sermoncino, unitario ed encomiastico, indietro tutta compagni: "Ora il Pd – spiega come se non avesse mai detto tutto quello che ha detto – ritrovi la sua unità nello sforzo di costruire intorno al candidato Vendola la convergenza più ampia possibile e di rafforzare l’ispirazione riformista della nostra proposta di governo". Parole simili a quelle di un altro convertito delle primarie, quel Michele Emiliano che due settimane fa diceva: "Nichi è un traditore!", e che ieri salmodiava: "Vendola non ha dato una lezione a Boccia, ma a tutto il Pd" (ovvero anche a lui?).
La realpolitik d’abord. Però, se si prova a leggere questa ennesima sconfitta del dalemismo presi dalla lente dell’emotività o della febbre mediatica, si rischia di non capirne la portata. Per lungo tempo l’ex ministro degli Esteri aveva rappresentato l’incarnazione di un’idea antichissima e persino razionale della politica.
L’apologia della realpolitik, l’elevazione dell’iperrealismo pessimista a dogma, la necessità della manovra di corridoio non come compromesso di bassa lega, ma come sublimazione delle irrevocabili leggi dettate dalla scienza machiavellica. Il dalemismo non è stato un incidente della storia, ma la sublimazione di un mondo, un modo di vedere le cose.
Dalemismo tolemaico. Da ieri, dopo essere stato sconfitto nella sua Gallipoli per 800 a 200 (e nella Fasano del suo epigono Nicola Latorre con uno stacco ancora più netto), D’Alema dovrebbe avere il coraggio di rivedere le sue convinzioni tolemaiche: non è più la politica italiana che deve girare intorno alle certezze del lìder maximo, ma lui che deve capire che è giunto il momento di un passo indietro.
Sabina Guzzanti, nelle sue indimenticabili imitazioni lo raffigurava sempre intento a tessere grandi disegni, strategie, accordi, i cosiddetti "dalemoni". E lui, che nella sua prima passione pugliese non indossava mai i jeans perché troppo pop, che passava ore a giocare a Risiko e spezzava i tappi di bottiglia con le mani per conquistarsi il nomignolo epico di "Spezza-ferro", sotto sotto ha sempre gradito questo riconoscimento.
Fu "un dalemone" l’operazione che portò alla caduta di Prodi, aperta da un vero e proprio discorso di metodo a Gargonza (fece indignare Umberto Eco) all’insegna dello slogan: "Prima i partiti".
Fu un dalemone la cattedrale incompiuta della Bicamerale. E’ stato un dalemone il tentativo di usare Palazzo Chigi come piedistallo per costruire (come scrivevano i suoi "Lothar") una leadership moderna e personale di tipo blairiano. Un lavoro paziente doveva portarlo alla presidenza della Camera (dove invece si piazzò Fausto Bertinotti) e un altrettanto meticoloso disegno doveva spalancargli le porte del Quirinale (dove invece Veltroni piazzò Giorgio Napolitano).
Nulla di tutto questo è riuscito: se si leggesse la carriera di D’Alema con gli occhi della realpolitik che lui voleva imporre alla Puglia, si dovrebbe registrare un cumulo di fiaschi. Ciò che resterà del "dalemismo reale", paradossalmente è la scrittura quasi letteraria di un personaggio affascinante e drammatico, un carisma algido ma innegabile, un combattente indefesso, ma molto vicino alla dimensione fantastica del don Chisciotte di Cervantes.
La disgrazia (o la fortuna) di D’Alema, oggi, è l’essersi circondato da una setta di adoratori inventivi che lo seguirebbero anche nelle fiamme – i lothar - ma che non lo hanno preservato da se stesso. Solo un mese fa D’Alema si misurava i panni del ministero degli Esteri europeo, ora ripiega mestamente sulla poltrona del Copasir, che per lui è la caricatura di un incarico istituzionale, la parodia di una carriera.
Certo la Commissione di controllo sui servizi garantisce l’auto con il lampeggiatore blu, la vivificazione del titolo onorifico di "presidente" (che nella politica italiana non si nega nemmeno ai peones dei consigli comunali), l’ufficio e lo staff di quattro collaboratori a contratto.
Chi ha amato la linearità del pensiero dalemiano anche quando non ne condivideva una virgola, le battute salaci ("Le bugie hanno le gambe corte anche se portano i tacchi"), le definizioni folgoranti ("I cacicchi", "L’inciucio", "i flaccidi imbroglioni Prodi e Veltroni"), gli origami, il foot foot che faceva impazzire Striscia, le partite di Tetris a L’Unità e le regate da capitano coraggioso sul suo Ikarus, resta come deluso, da questa ricerca di un fondo pensione di Palazzo.
A Federico Geremicca, alla vigilia del voto pugliese, quando i sondaggi già annunciavano la débâcle consegnava parole scaramantiche: "Immagino già le sciocchezze che scriveranno: 'La fine del dalemismo', 'la sconfitta del re di Puglia', 'il declino di D’Alema'. Sono anni che aspettano di poterlo dire".
Invece noi de il Fatto – anime candide – non ci avevamo pensato. E’ stato lui a darci l’idea: sempre brillante, se non altro, nello scriversi l’epitaffio. A L’Espresso D’Alema, con piglio neo-andreottiano disse: "La sinistra è un male che solo l’esistenza della destra rende sopportabile". Se Vendola ha un merito, è quello di aver dimostrato che è un bellissimo gioco di parole. Ma non è vero.
Il Fatto 26gennaio.
La sconfitta del lìder Maximo mette in crisi la sua realpolitik fondata sul gioco di Palazzo
Chissà quanto deve essergli costato al lìder maximo, ieri, dopo la vittoria a valanga di Nichi Vendola, vergare quel comunicato apparentemente anodino, e in realtà amarissimo (almeno per lui): "La larga vittoria di Vendola nelle elezioni primarie del centrosinistra pugliese – spiegava dopo la scoppola il presidente di ItalianiEuropei – conferma il legame del presidente della nostra regione con tanta parte dell’elettorato del centrosinistra, compresi gli elettori del Pd". Sublime.
Voltafaccia doloroso. Chissà quanto deve essergli costato, dopo sette giorni passati a combattere ventre a terra in Puglia contro Nichi, dopo le decine di comizi e le centinaia di telefonate, dopo le dichiarazioni roboanti, dopo aver gridato quello slogan-tormentone su tutte le piazze: "Abbiamo il dovere di difendere Nichi Vendola da se stesso!" (che ora si potrebbe tranquillamente applicare a lui).
"Non ho mai perso un’elezione!", assicurava spavaldo con una certa spensierata approssimazione (che "dimenticava", tanto per fare un esempio, le regionali che gli costarono Palazzo Chigi).Es ubito dopo aggiungeva: "Se Vendola vince le primarie perderà le secondarie!".
Adesso è quasi divertente leggere il suo sermoncino, unitario ed encomiastico, indietro tutta compagni: "Ora il Pd – spiega come se non avesse mai detto tutto quello che ha detto – ritrovi la sua unità nello sforzo di costruire intorno al candidato Vendola la convergenza più ampia possibile e di rafforzare l’ispirazione riformista della nostra proposta di governo". Parole simili a quelle di un altro convertito delle primarie, quel Michele Emiliano che due settimane fa diceva: "Nichi è un traditore!", e che ieri salmodiava: "Vendola non ha dato una lezione a Boccia, ma a tutto il Pd" (ovvero anche a lui?).
La realpolitik d’abord. Però, se si prova a leggere questa ennesima sconfitta del dalemismo presi dalla lente dell’emotività o della febbre mediatica, si rischia di non capirne la portata. Per lungo tempo l’ex ministro degli Esteri aveva rappresentato l’incarnazione di un’idea antichissima e persino razionale della politica.
L’apologia della realpolitik, l’elevazione dell’iperrealismo pessimista a dogma, la necessità della manovra di corridoio non come compromesso di bassa lega, ma come sublimazione delle irrevocabili leggi dettate dalla scienza machiavellica. Il dalemismo non è stato un incidente della storia, ma la sublimazione di un mondo, un modo di vedere le cose.
Dalemismo tolemaico. Da ieri, dopo essere stato sconfitto nella sua Gallipoli per 800 a 200 (e nella Fasano del suo epigono Nicola Latorre con uno stacco ancora più netto), D’Alema dovrebbe avere il coraggio di rivedere le sue convinzioni tolemaiche: non è più la politica italiana che deve girare intorno alle certezze del lìder maximo, ma lui che deve capire che è giunto il momento di un passo indietro.
Sabina Guzzanti, nelle sue indimenticabili imitazioni lo raffigurava sempre intento a tessere grandi disegni, strategie, accordi, i cosiddetti "dalemoni". E lui, che nella sua prima passione pugliese non indossava mai i jeans perché troppo pop, che passava ore a giocare a Risiko e spezzava i tappi di bottiglia con le mani per conquistarsi il nomignolo epico di "Spezza-ferro", sotto sotto ha sempre gradito questo riconoscimento.
Fu "un dalemone" l’operazione che portò alla caduta di Prodi, aperta da un vero e proprio discorso di metodo a Gargonza (fece indignare Umberto Eco) all’insegna dello slogan: "Prima i partiti".
Fu un dalemone la cattedrale incompiuta della Bicamerale. E’ stato un dalemone il tentativo di usare Palazzo Chigi come piedistallo per costruire (come scrivevano i suoi "Lothar") una leadership moderna e personale di tipo blairiano. Un lavoro paziente doveva portarlo alla presidenza della Camera (dove invece si piazzò Fausto Bertinotti) e un altrettanto meticoloso disegno doveva spalancargli le porte del Quirinale (dove invece Veltroni piazzò Giorgio Napolitano).
Nulla di tutto questo è riuscito: se si leggesse la carriera di D’Alema con gli occhi della realpolitik che lui voleva imporre alla Puglia, si dovrebbe registrare un cumulo di fiaschi. Ciò che resterà del "dalemismo reale", paradossalmente è la scrittura quasi letteraria di un personaggio affascinante e drammatico, un carisma algido ma innegabile, un combattente indefesso, ma molto vicino alla dimensione fantastica del don Chisciotte di Cervantes.
La disgrazia (o la fortuna) di D’Alema, oggi, è l’essersi circondato da una setta di adoratori inventivi che lo seguirebbero anche nelle fiamme – i lothar - ma che non lo hanno preservato da se stesso. Solo un mese fa D’Alema si misurava i panni del ministero degli Esteri europeo, ora ripiega mestamente sulla poltrona del Copasir, che per lui è la caricatura di un incarico istituzionale, la parodia di una carriera.
Certo la Commissione di controllo sui servizi garantisce l’auto con il lampeggiatore blu, la vivificazione del titolo onorifico di "presidente" (che nella politica italiana non si nega nemmeno ai peones dei consigli comunali), l’ufficio e lo staff di quattro collaboratori a contratto.
Chi ha amato la linearità del pensiero dalemiano anche quando non ne condivideva una virgola, le battute salaci ("Le bugie hanno le gambe corte anche se portano i tacchi"), le definizioni folgoranti ("I cacicchi", "L’inciucio", "i flaccidi imbroglioni Prodi e Veltroni"), gli origami, il foot foot che faceva impazzire Striscia, le partite di Tetris a L’Unità e le regate da capitano coraggioso sul suo Ikarus, resta come deluso, da questa ricerca di un fondo pensione di Palazzo.
A Federico Geremicca, alla vigilia del voto pugliese, quando i sondaggi già annunciavano la débâcle consegnava parole scaramantiche: "Immagino già le sciocchezze che scriveranno: 'La fine del dalemismo', 'la sconfitta del re di Puglia', 'il declino di D’Alema'. Sono anni che aspettano di poterlo dire".
Invece noi de il Fatto – anime candide – non ci avevamo pensato. E’ stato lui a darci l’idea: sempre brillante, se non altro, nello scriversi l’epitaffio. A L’Espresso D’Alema, con piglio neo-andreottiano disse: "La sinistra è un male che solo l’esistenza della destra rende sopportabile". Se Vendola ha un merito, è quello di aver dimostrato che è un bellissimo gioco di parole. Ma non è vero.
Il Fatto 26gennaio.
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Caro Free, non ho mai messo piede in una sezione sebbene ci abbia spesso pensato perchè non voglio essere disillusa. Non voglio che l'illusione che almeno lo schieramento che sostengo faccia il meno possibile gli interessi propri si infranga e sento che se metessi piede nella sezione locale rimarrei delusa. Ti sembra stupido? non so, ma io voglio ancora continuare ad amare questa sinistra. Nel mio piccolo cerco di essere una buona sostenitrice di sinistra, faccio campagna elettorale per quanto mi è possible, non salto una votazione o le primarie.
Ti sembrerà persino assurdo ma sono proprio della corrente di D'Alema e alle primarie ho sostenuto e votato Bersani. E non mi sono pentita della mia scelta.
Tuttavia non posso non essere in disaccordo con le scelte del PD in Puglia. D'Alema ha quasi portato al suicidio la sinistra creando divisioni laddove la scelta era molto semplice. La popolarità di Vendola in Puglia non era un'opinione dei suoi sostenitori ma un dato di fatto. Una popolarità diffusa anche tra quelli cghe votano a destra. Il problema è che D'Alema ha cercato di imporre in periferia le scelte di partito. Non so lì, ma qui da noi contano di più le persone che gli schieramenti. Nella mia città, che di sinistra non è mai stata, sono ormai 3 tornate elettorali che si impone un sindaco di sinistra. La destra non hai mai presentato candidati validi radicati nel territorio ma spesso personaggi famosi, uno fra tutti Pietro Mennea, l'atleta, che credo non avesse messo piede in città da decenni. Be', è stata una mazzata per la destra. Qui si vota non lo schieramento ma la gente.
Poi non so, vorrei sapere da te se credi che sia stata una scelta intelligente proporre un nuovo candidato anziche' riconfermare il governatore uscente. Proponendo per di più un candidato che già 5 anni prima era stato bocciato alle primarie.
Bastava fare uno semplice sondaggio di gradimento. Ma secondo te non lo sapevano? e non parlarmi di scelta necessaria dopo gli scandali alla sanità, perchè tutti quelli implicati erano dalemiani e ti dirò di più, Frisullo, coinvolto nello scandalo era in questi giorni presente al seguito di D'Alema durante la campagna pro Boccia.
Infine non ho mai detto che Vendola si presenta come candidato della sinistra. Ho solo detto che a sinistra, ahimè, manca un leader carismatico e che se Vendola riesce a farsi apprezzare dall'opinione pubblica, che ben venga allora.
Ti sembrerà persino assurdo ma sono proprio della corrente di D'Alema e alle primarie ho sostenuto e votato Bersani. E non mi sono pentita della mia scelta.
Tuttavia non posso non essere in disaccordo con le scelte del PD in Puglia. D'Alema ha quasi portato al suicidio la sinistra creando divisioni laddove la scelta era molto semplice. La popolarità di Vendola in Puglia non era un'opinione dei suoi sostenitori ma un dato di fatto. Una popolarità diffusa anche tra quelli cghe votano a destra. Il problema è che D'Alema ha cercato di imporre in periferia le scelte di partito. Non so lì, ma qui da noi contano di più le persone che gli schieramenti. Nella mia città, che di sinistra non è mai stata, sono ormai 3 tornate elettorali che si impone un sindaco di sinistra. La destra non hai mai presentato candidati validi radicati nel territorio ma spesso personaggi famosi, uno fra tutti Pietro Mennea, l'atleta, che credo non avesse messo piede in città da decenni. Be', è stata una mazzata per la destra. Qui si vota non lo schieramento ma la gente.
Poi non so, vorrei sapere da te se credi che sia stata una scelta intelligente proporre un nuovo candidato anziche' riconfermare il governatore uscente. Proponendo per di più un candidato che già 5 anni prima era stato bocciato alle primarie.
Bastava fare uno semplice sondaggio di gradimento. Ma secondo te non lo sapevano? e non parlarmi di scelta necessaria dopo gli scandali alla sanità, perchè tutti quelli implicati erano dalemiani e ti dirò di più, Frisullo, coinvolto nello scandalo era in questi giorni presente al seguito di D'Alema durante la campagna pro Boccia.
Infine non ho mai detto che Vendola si presenta come candidato della sinistra. Ho solo detto che a sinistra, ahimè, manca un leader carismatico e che se Vendola riesce a farsi apprezzare dall'opinione pubblica, che ben venga allora.
Non posso entrare nel merito di quanto affermi, mi attengo a quanto accaduto, cioè ai fatti. Vendola è stato protagonista di un aspro dibattito interno al PD, dibattito che si è risolto con le primarie e la netta vittoria del presidente uscente. Ora Vendola è il candidato.
La dietrologia e gli strali su D'Alema li lascio volentieri ad altri.
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Non vedo cosa ci sia di male.
Cioè, La Repubblica poteva anche risparmiarsi di fare l'articolo, ma non ci vedo nulla di scandaloso nell'applicazione in se.
Non mi sembra di aver letto commenti del genere quando due anni fa uscì l'applicazione del Manifesto del Partito Comunista (che anch'egli raggiunse le prime posizione nell'App Store.
Viva la coerenza.
Parlando di cose molto più interessanti, Apple ha presentato iPad, il dispositivo che promette di rivoluzionare il mondo dei Tablet.

Qui le specifiche tecniche, che copio/incollo dai miei amici di Javs.it:
Display da 9.7'' multi-touch con accelerometro, bussola, altoparlante e microfono
Altezza 24.28 cm, Larghezza 18.9 cm (e viceversa )
Spessore di 1.34 cm e peso di circa 700 grammi
Dotato di Chip Apple A4 da 1 GHz
Condivisione totale di qualsiasi tipo di dato: musica, video, mail, foto, giochi.
Accesso diretto ad iTunes con nuova veste grafica (Pop Over invia informazioni sui brani)
Integrazione diYouTube in formato HD
Utilizzo in parte simile all'iPhone (si sblocca con lo Slide)
Web Browser Safari integrato (ma non supporta il formato Flash)
Mail gestite in maniera simile al Mac OSX
Gestione foto multi-touch e sincronizzazione con iPhoto
Utilizza una nuova versione di iWork: Word Processor, Fogli Elettronici e Presentazioni
Visualizzazione di e-book (libri elettronici) tramite software iBooks
Visualizzazione calendario e appuntamenti simile ad iCal
Visualizzazione di mappe (non è chiaro se tramite Google o altri servizi simili)
Possibilità di acquistare film, serie TV, video, canzoni ed e-Book
Possibilità di connessione a Videoproiettori e sincronizzazione tramite USB
L'iPad sarà disponibile in tutto il mondo tra la fine di Marzo e Maggio. Per la consegna dei primi esemplari saranno necessari 60 giorni per la versione Wi-Fi e 90 per quella Wi-Fi + 3G
L'iPad supporterà il Wi-Fi 802.11N e il Bluetooth 2.1. Avrà un'autonomia media di circa 10 ore se utilizzato per guardare film, fino a 1 mese in Stand-By.
Al lancio saranno disponibili tre formati: 16, 32 e 64GB, in versione Wi-Fi e Wi-Fi + 3G! Per chi possiede già un iPhone c'è anche una gradita sorpresa: sarà facilissimo trasferire le applicazioni da un dispositivo all'altro e in caso di download di nuovi contenuti, questi saranno trasferiti direttamente anche su iPad.
Cioè, La Repubblica poteva anche risparmiarsi di fare l'articolo, ma non ci vedo nulla di scandaloso nell'applicazione in se.
Non mi sembra di aver letto commenti del genere quando due anni fa uscì l'applicazione del Manifesto del Partito Comunista (che anch'egli raggiunse le prime posizione nell'App Store.
Viva la coerenza.
Parlando di cose molto più interessanti, Apple ha presentato iPad, il dispositivo che promette di rivoluzionare il mondo dei Tablet.

Qui le specifiche tecniche, che copio/incollo dai miei amici di Javs.it:
Display da 9.7'' multi-touch con accelerometro, bussola, altoparlante e microfono
Altezza 24.28 cm, Larghezza 18.9 cm (e viceversa )
Spessore di 1.34 cm e peso di circa 700 grammi
Dotato di Chip Apple A4 da 1 GHz
Condivisione totale di qualsiasi tipo di dato: musica, video, mail, foto, giochi.
Accesso diretto ad iTunes con nuova veste grafica (Pop Over invia informazioni sui brani)
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Utilizzo in parte simile all'iPhone (si sblocca con lo Slide)
Web Browser Safari integrato (ma non supporta il formato Flash)
Mail gestite in maniera simile al Mac OSX
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Utilizza una nuova versione di iWork: Word Processor, Fogli Elettronici e Presentazioni
Visualizzazione di e-book (libri elettronici) tramite software iBooks
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Visualizzazione di mappe (non è chiaro se tramite Google o altri servizi simili)
Possibilità di acquistare film, serie TV, video, canzoni ed e-Book
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L'iPad sarà disponibile in tutto il mondo tra la fine di Marzo e Maggio. Per la consegna dei primi esemplari saranno necessari 60 giorni per la versione Wi-Fi e 90 per quella Wi-Fi + 3G
L'iPad supporterà il Wi-Fi 802.11N e il Bluetooth 2.1. Avrà un'autonomia media di circa 10 ore se utilizzato per guardare film, fino a 1 mese in Stand-By.
Al lancio saranno disponibili tre formati: 16, 32 e 64GB, in versione Wi-Fi e Wi-Fi + 3G! Per chi possiede già un iPhone c'è anche una gradita sorpresa: sarà facilissimo trasferire le applicazioni da un dispositivo all'altro e in caso di download di nuovi contenuti, questi saranno trasferiti direttamente anche su iPad.
Scusa eh........magari prima di mettere una news faccio un sondaggio-censura delle testate a te più gradite?Bong84 ha scritto: Parlando di cose molto più interessanti,.
Per me c'era da rimanere schifiati a vita per un risultato del genere, e sono una che ti assicuro s'indigna per quasi nulla.
Se per te è cosa stupida, me ne farò una ragione.
Bong84 ha scritto:Non vedo cosa ci sia di male.
Cioè, La Repubblica poteva anche risparmiarsi di fare l'articolo, ma non ci vedo nulla di scandaloso nell'applicazione in se.
Non mi sembra di aver letto commenti del genere quando due anni fa uscì l'applicazione del Manifesto del Partito Comunista (che anch'egli raggiunse le prime posizione nell'App Store.
Viva la coerenza.



