(OT) Riflessioni di guerra

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blackcrow70
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(OT) Riflessioni di guerra

Messaggio da blackcrow70 »

Multitudes

The multitudes excite,
the flgs are flown
by fireside the programme start
And I'm running through this madness
and all the time I can't relate
we sit around in rooms we talk our fears
asking why we should go on
God I try to make ends meet the best I can
playing rythms out of time
far from the multitudes a few will always stand
they don't fit in they don't belong-move on, move this way
within disorder I assume my role
laugh and cry as I accept
eternal indolence through ages
till restless souls begin to wake
Perfection within decades of dissatisfaction and disillusion
a means to no end, a means to no end....

Killing Joke



Europe

Take up your arms pick up your courage
a black sun is rising as the gods of Europe sleep
come back into your strenght awaken
catastrophies atrocities shall summon you my love
Glory glory how we wait in Europe
what have they done, what are they doing?
The place I love so butchered ravaged scarred and raped
the years have passed us still we're fighting
till once again somewhere green lands shall be in sight
Glory glory how we wait in Europe
glory glory how we wait in Europe
The day humanity is over
Let nations east and west tremble at the sight
till standards bearers' eyes are hungry and
reason dead forever-good let it be soon
Glory glory how we wait in Europe
glory glory how we wait in Europe

Killing Joke


Dedico questi versi ai miei amici caduti in Bosnia, ai loro familiari; ai miei amici curdi rifugiati, a tutti i rifugiati e a tutti coloro che sono perseguitati, uccisi arbitrariamente, privati di ogni diritto umano e dignità.

Perchè la pace sia un valore, ma non quello economico della canottiera firmata Dolce&Gabbana, che sia universale e non territoriale o legato a politica e simpatie personali per un paese od un altro.

Perchè l'umanità non sia di serie A e di serie B.

Perchè i diritti fondamentali di ognuno di noi vengano rispettati OVUNQUE. Qualunque religione, cultura, civiltà, usi e costumi facciano capo ad ogni singolo paese.

Perchè non debbano più esistere i buoni e i cattivi ad oltranza e di comodo.

Perchè possa esistere sempre, solo, L'UOMO.
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saturnz70
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Messaggio da saturnz70 »

Questa mi sembra bella , sta girando in rete:


Grazie, grande leader George W. Bush.

Grazie di aver mostrato a tutti il pericolo che Saddam Hussein rappresenta. Molti di noi avrebbero potuto altrimenti dimenticare che ha utilizzato armi chimiche contro il suo popolo, contro i curdi e contro gli iraniani. Hussein è un dittatore sanguinario e una delle più chiare espressioni del male al giorno d'oggi.

Ma questa non è la sola ragione per cui la ringrazio.

Nei primi due mesi del 2003 ha mostrato al mondo molte altre cose importanti e perciò merita la mia gratitudine.
Così, ricordando una poesia che ho imparato da bambino, voglio dirle grazie.

Grazie di aver mostrato a tutti che il popolo turco e il suo parlamento non sono in vendita, neanche per 26 miliardi di dollari.

Grazie di aver rivelato al mondo l'abisso che esiste tra le decisioni di coloro che sono al potere e i desideri del popolo.

Grazie di aver messo in evidenza che né José Maria Aznar né Tony
Blair danno la minima importanza né mostrano il minimo rispetto per i voti che hanno ricevuto. Aznar è capace di ignorare che il 90 per cento degli spagnoli sono contro la guerra e Blair è rimasto indifferente alla
più grande manifestazione pubblica svoltasi in Inghilterra negli ultimi trent'anni.

Grazie di aver costretto Tony Blair a recarsi al parlamento inglese con un dossier falso scritto da uno studente dieci anni fa e di averlo presentato come "prova determinante trovata dal servizio segreto britannico".

Grazie di aver permesso che Colin Powell si esponesse al ridicolo mostrando al Consiglio di Sicurezza dell'Onu delle foto che, una settimana dopo, sono state pubblicamente contestate da Hans Blix, l'ispettore responsabile del disarmo dell'Iraq.

Grazie di aver adottato la posizione attuale e di aver pertanto
fatto sì che il discorso contro la guerra del ministro degli Esteri francese, Dominique de Villepin, alla sessione plenaria dell'Onu fosse accolto dagli applausi - cosa che, a quanto ne so, è successa solo una volta in precedenza nella storia delle Nazioni Unite, dopo un discorso di Nelson Mandela.

Grazie perché, in seguito ai suoi sforzi in favore della guerra, le nazioni arabe, normalmente divise, nell'incontro al Cairo avvenuto l'ultima settimana di febbraio sono state per la prima volta unanimi nel condannare qualsiasi invasione.

Grazie di aver affermato che "l'Onu ora ha una possibilità di
mostrare la sua importanza", affermazione che ha indotto a prendere una posizione contro l'attacco all'Iraq anche i Paesi più riluttanti.

Grazie per la sua politica estera che ha spinto il ministro degli Esteri inglese, Jack Straw, a dichiarare nel ventunesimo secolo che "una guerra può avere una giustificazione morale", perdendo in questo modo tutta la credibilità.

Grazie di aver cercato di dividere un'Europa che sta lottando per l'unificazione: è un avvertimento che non sarà ignorato.

Grazie di aver ottenuto ciò che assai pochi sono riusciti a ottenere
in questo secolo: unire milioni di persone di tutti i continenti nella lotta per la stessa idea, anche se essa è opposta alla sua.

Grazie di averci dato di nuovo la consapevolezza che le nostre
parole, anche se non saranno udite, almeno sono state pronunciate; questo ci renderà più forti nel futuro.

Grazie di averci ignorato, di aver emarginato tutti coloro che si oppongono alla sua decisione, perché il futuro della Terra appartiene agli esclusi.

Grazie perché, senza di lei, non saremmo stati coscienti della nostra capacità di mobilitazione.

Potrebbe non servirci questa volta, ma sicuramente ci sarà utile in futuro.

Ora che sembra non ci sia modo di zittire i tamburi di guerra, vorrei ripetere le parole che un antico re europeo disse a un invasore: "Che la mattina sia bella, che il sole splenda sulle armature dei soldati, perché nel pomeriggio ti sconfiggerò".

Grazie di aver permesso a noi, un esercito di anonimi che riempie le strade nel tentativo di fermare un processo già in atto, di capire quel che significa essere impotenti e di imparare a fare i conti con quella sensazione e a trasformarla.

Pertanto si goda la mattina e la gloria che potrebbe ancora riservarle.

Grazie di non averci ascoltato e di non averci preso sul serio, ma sappia che noi la ascoltiamo e che non dimenticheremo le sue parole.

Grazie grande leader George W. Bush.

Molte grazie.


Paulo Coelho.
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FrankDj
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Messaggio da FrankDj »

Scrivo anche io due righe su quello che sta succedendo, e che coinvolge la diplomazia Internazionale.
Due righe, molto personali.

In sostanza, rimango inebbetito dal fatto che colui che crede di essere il più forte del mondo è riuscito a fare quello che voleva.
Infrangendo degli accordi a carattere Internazionale che non sono messi lì tanto per avere un bel palazzo in più: è vero, forse, che l'ONU è il primo sconfitto di questa guerra.
E' altrettanto vero che Il Signor Presidente Degli Stati Uniti ha dimostrato di essere capace di ignorare la pietà, le manifestazioni, le preghiere: signori, costui è uno che non ci pensa due volte quando è convinto di qualcosa. Quel qualcosa può essere la pace o la guerra.

Cos'è questa figura: una persona rispettabile?
O un caprone?

Sono portato a pensare che sia un caprone: tale padre, tale figlio.

La chiamano "crisi iraqena": in effetti, la crisi nasce dalle minacce di questo qua. E la crisi si è tramutata in qualcosa che studiamo a scuola da ragazzini: la battaglia.
Roba da trogloditi.
Almeno, per me: sono portato a pensare, infatti, che la strada principale che non bisogna mai abbandonare sia quella diplomatica.
Poi, non è necessario mettersi in ginocchio; se necessario, stano e uccido la mia minaccia.
Lui ed eventualmente chi mi fa male.
Non mettendo a repentaglio un popolo: a che cosa serve sennò la tanto osannata "intelligence"?

Forse libererà un popolo dalla schiavitù, gli iraqeni, ma gli Stati Uniti dove possono operare ancora?
In iraq c'è una guerra, non è l'unico paese ad esserlo.

Perchè il signor caprone non si è attivato in maniera così televisiva e scintillante per cercare di aiutare anche altri popoli?
Mistero.
Tony Blair ha assicurato, in un meeting recentemente trasmesso da MTV, che questa guerra non punta ad impossessarsi dei giacimenti di petrolio, che verranno custoditi dall'ONU. Ossia, un'organizzazione scavalcabile dai cosidetti potenti, a quanto si è visto....
(tra l'altro, la questione della "risoluzione 1441" mi puzza...).
E allora per cos'è? Per "debellare il terrorismo"? Per "salvare gli iraqeni dalla tirannia di un dittatore"? Forse, anzi speriamo.

Io so una cosa: alla luce degli avvenimenti passati, oggi più che mai il popolo americano è soggetto a terrorismo.

Questo è un risultato concreto, finora.

>Frank<
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Alan Wilder
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Messaggio da Alan Wilder »

Fermo restando che qualunque persona di questo mondo, dotata di un minimo di raziocinio e di buonsenso, non può che desiderare con tutto il cuore e con tutta l'anima la pace, vorrei esprimere tutto il mio dissenso per questo grottesco coro anti-americano che si è sollevato da più parti del mondo, gettando nel ridicolo anche la pagliaccissima Europa, e che ha una matrice che tanto mi puzza come comune al movimento no-global.

Chi va in piazza, chi espone le bandiere arcobaleno, chi infanga l'America e i suoi capi (tutt'altro che santi, ben inteso...) dimentica che l'interlocutore di Mr. Bush (che di certo un genio non è...) è tale Saddam Hussein, un pazzo dittatore, efferato e spietato contro il suo stesso popolo, un individuo con cui è impossibile avere un dialogo non dico costruttivo, ma ragionevole, uno che da 25 anni rappresenta un pericolo e un fattore destabilizzante per l'intero Medio-Oriente, uno che non ha esitato a sterminare con i gas migliaia di donne e bambini inermi solo perchè di etnia curda.
Ma questo ai no-global, perennemente a caccia di streghe a stelle e striscie, non interessa...

Ma poi mi chiedo: ragazzi, ma che l'ONU sia una pagliacciata lo scoprite solo ora??? L'ONU può avere tanti meriti, ma quando è stato il caso di usare la forza avrebbe sempre fatto meglio a farsi da parte; penso al Kosovo, alla Somalia e a tutte le altre situazioni in cui i berretti blu si sono mobilitati, ricevendo schiaffoni da tutti.
L'ONU funziona come struttura umanitaria, non bellica. Con Saddam non ci può essere dialogo sul piano umanitario.
Cosa ha fatto l'ONU in questi 12 anni post-Desert-Storm?
L'embargo. Ha inflitto pesanti sofferenze al popolo iracheno, innocente, ma Saddam ha mantenuto inalterata la sua leadership (anzi, rafforzata, visto che si è sbarazzato di tutti coloro che sospettava non gli fossero più che fedelissimi) e ciò non gli ha impedito di ricostruire un esercito e di dotarsi di costose armi pericolose per tutta la regione (di cui, fino a prova contraria, dispone).
La farsa degli ispettori, che in numero di 200 (!, ma avete visto quanto è grande l'Iraq???), si sono fatti prendere in giro per anni e hanno gettato nel ridicolo tutto il cosiddetto "Mondo Civile Occidentale", in primis l'ONU stesso... Saddam con essi ha giocato, scherzato, ora nascondendo prove, ora mostrando prove, ma sempre e soltanto rivelando solo quel che voleva lui, sperando di guadagnare tempo e di portare la ragione dalla sua parte. E questo è evidente a tutti.

Questa guerra non è la guerra contro l'Iraq, ma contro Saddam Hussein, e anche questo mi sembra chiaro, come quella di qualche mese fa non era la guerra contro l'Afghanistan, ma contro il regime dei talebani e contro Al Queda.
E questi sono due indiscussi nemici degli Stati Uniti, del mondo Occidentale, oltreché veri oppressori del proprio popolo.
Ma anche questo ai no-global non interessa.

Molti di quelli che scendono in piazza hanno secondo me già dimenticato l'11 settembre e la ferita che quel giorno ha aperto non solo a New York, ma in tutto l'Occidente.
Come ricorderete in quei giorni Mr. Bush (che certamente, ripeto, un genio non è...) si è assunto precise responsabilità nei confronti del suo popolo e di tutto l'Occidente, con la promessa di combattere il terrorismo anche lontano dal suolo patrio e di soffocare tutte le situazioni che potessere rappresentare un pericolo per le civili democrazie occidentali. quello che sta facendo ora è semplicemente il tentativo di onorare queste promesse.

A parer mio, per l'ennesima volta nella storia, l'Europa ha perso un'occasione di dimostrare la sua unione (che concetto ridicolo, se pensiamo alla realtà, alla storia, alla cultura dell'Europa stessa!!) e la sua forza, nonchè il suo presunto ruolo di superpotenza politica ed economica, ritornando a quello che era decenni fa...
Come al solito la Francia ha dimostrato di essere nulla più di quanto descritto dal suo stesso simbolo: una gallina che ha paura di uscire dal pollaio.
Come al solito il popolo inglese non si è tirato indietro, pur essendo una realtà veramente multietnica in cui i musulmani sono molto ben rappresentati, mostrando a tutti che chi ha le palle in certi frangenti le deve tirare fuori, dichiarando per l'ennesima volta da che parte vuole stare (dalla parte della democrazia). E come al solito avrà grandi benefici quando tutta questa faccenda sarà conclusa.
Dalla Germania mi aspettavo molto ma molto di più...
Tutti criticano Berlusconi e l'attuale governo, ma secondo me in questo momento di crisi non si è mosso male, collaborando per quanto possibile con coloro ai quali abbiamo scelto di essere alleati. Diversamente non è possibile fare, se non si vuole fare la miserabile figura dei galletti francesi...

Io non scenderei mai in piazza in questo momento per gridare contro Bush e Blair.
Io sono contrario alla guerra ma non esporrei fuori da casa mia la bandiera arcobaleno.
Io temo Saddam Hussein, temo i pazzi di Al Queda e penso che l'uso della forza sia l'unico modo per spazzarli via o renderli inoffensivi.
Contro questi non vi è diplomazia che tenga.
La guerra è cosa molto sporca, ma alle volte qualcuno la deve pur fare...
Con ciò, spero di cuore che "Iraqi freedom" sia brevissima e per quanto possibile indolore, in primis per il popolo iracheno, e poi per gli eserciti coinvolti.
Penso che rimosso Saddam dall'Iraq, lo scenario Medio-Orientale cambierebbe di molto, e certamente in meglio per tutti.
Ultima modifica di Alan Wilder il sab mar 22, 2003 11:03 pm, modificato 1 volta in totale.
Leaveinsilence
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Messaggio da Leaveinsilence »

Un applauso, sia pure virtuale, alle parole di Wilder, quantomai lucido nella sua disamina della situazione.
Non amo le guerre, ma sono ugualmente contro la posizione del pacifismo irresponsabile del "senza se e senza ma", che è un modo ipocrita per mascherare i soliti, odiosi, sentimenti anti-americani, alimentati dall'ignoranza e dal becero qualunquismo che peraltro pervade in massa vari programmi televisivi, specie in questi giorni. Quegli stessi media che dovrebbero essere monopolizzati dal Berlusca.
Non esiste una pace dignitosa e umanamente accettabile senza libertà. Per questo sono con l'America, tanto più ora che la guerra è iniziata.

Un saluto, Leave
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blackcrow70
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Messaggio da blackcrow70 »

Applauso anche da parte mia. Sottoscrivo in pieno quanto avete detto, riga per riga, nel pieno rispetto di quanto scritto da Frankie e zio Sat.

Non a caso, ma lo avevate già capito, ho messo i testi di due canzoni che sono più che altro un monito per l'Europa e le sue tante contraddizioni, i suoi falsi dei che quando conviene loro sono contro chiunque disturbi la loro sete di gloria.
Chirac, che pagliaccio. Ancora a dire che gli USA hanno interessi nel petrolio, quando con i costi di questa guerra se lo potrebbero comprare sette volte l'Iraq, per poi scoprire che lui, il signore a capo della Cina e Mastro Putin hanno una paura f*****a che i pozzi di petrolio Saddam li bruci o li dia davvero all'ONU, tagliando loro il libero accesso all'oro nero.

Raga, le guerre fanno schifo. Ma ditemi se esiste uno tanto scemo da rimpiangere i regimi di Hitler, Mussolini e compagnia, che abbia il coraggio di dire che la guerra alla dittatura del terrore allora era ingiusta!

Per me questa, più che guerra conto l'Iraq, è la giusta insurrezione del mondo contro un MOSTRO criminale.
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saturnz70
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Messaggio da saturnz70 »

Ragazzi... non vorrei smorzare troppo i vostri entusiasmi da "arrivano i nostri" ... ma le guerre da che mondo e' modo si combattono per interessi economici , non certo per scopi nobili... ed il petrolio mi sembra un'ottimo motivo per intervenire in quelle zone... un po' meno la liberazione del popolo iraqueno... altrimenti a questa stregua gli U.S.A. dovrebbero aprire guerre in mezzo mondo...

E non dimentichiamo che la guerra la stiamo finanziando noi... non so se vi siete accorti degli aumenti dei carburanti alle pompe... in questi ultimi 8 mesi siamo passati da (gasolio) 0.810 euro al litro a 0.950 euro circa... non so se mi spiego...

Che Bin Laden e Saddam Hussein siano dei criminali mi sembra palese , ma non e' chiaro con quali appoggi siano riusciti a prendere il potere... o forse si sa ma si fa finta di nulla...

E poi non mi pare che siano state portate prove inconfuitabili per stabilire a chi attribuire la colpa degli attentati dell' 11 settembre... e se anche fosse stato Bin Laden non e' stato Saddam... e anche in questo caso quello che non capisco e' perche' andare a fare la guerra ad un dittatore , per quanto sanguinario , se nessuno ha chiesto aiuto , come fece il Kuwait nel '91?

Chi si puo' arrogare il diritto di fare guerra impunemente a chi vuole?
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Modehead
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Messaggio da Modehead »

Sono contro Saddam Hussein, ma sono anche contro questa politica di Bush, spinta solo da ragioni economiche e non ultima dalla volontà di distruggere economicamente l'Europa.
Non sono contro i cittadini Americani (che in migliaia stanno manifestando contro il governo Bush).
Ricordo solo 2 dati.
Saddam Hussein finchè è servito agli USA (contro l'Iran) era bravo, allo stesso modo dei talebani, con cui Bush ha avuto sino a pochi mesi fa notevoli interessi economici in comune.
Esistono 17 risoluzioni ONU non rispettate contro l'Iraq.
Ne esistono ben 64 (!) non rispettate contro Israele.

Chiudo qui, allegando 2 articoli, l'uno di Gino Strada (di gennaio) ed uno più recente e mooolto interessante.
BONG!
MODEHEAD

Intervista a Gino Strada
"L'Occidente crea mostri e poi s'indigna. Vi spiego io perché la pace conviene"
tratto da l'Unità-online del 09 gennaio 2003

Gino Strada in questi giorni è a Milano, in partenza per Kabul. Intanto sta trattando con le autorità irachene per trasferirsi a Baghdad e allestire rapidamente un ospedale di guerra. Strada non crede alla possibilità che la guerra non ci sia. Dice che gli interessi americani sono troppo grandi e che nessuna argomentazione politica o di buon senso può convincere Washington a rinunciare all’attacco all’Iraq. Strada dice che la guerra è in programma da tempo, e che è un grande affare.
Gino Strada in Italia ormai è diventato il simbolo vivente del pacifismo.

D: Ogni tanto qualcuno dice: “io sono pacifista, ma non sono pacifista alla Gino Strada”. Com’è il pacifismo di Strada?
R: Non saprei, bisogna chiedere a loro cosa intendono.

D: D’accordo, ma per lei cos’è il pacifismo?
R: La scelta della pace per me è una scelta etica e politica. Si basa sui valori e sul buonsenso, sulla pratica, cioè sulle cose che ho visto nella mia vita. Io sono convinto che la guerra non sia mai un modo per risolvere i problemi ma sia un modo per ingrandirli. E che la guerra inneschi una spirale che nessuno poi riesce a spezzare. La politica internazionale dell’ultimo anno lo dimostra. Mi chiedo: dove ci porta questa spirale? Vorrei che ce lo chiedessimo tutti. La pace, secondo me, non è solo un dovere, un imperativo morale: la pace è una necessità. Se non riusciamo ad affermare un cultura di pace e una politica di pace, sono convinto che andiamo verso un’avventura il cui punto finale è l’autodistruzione. Non sono un catastrofista, non esagero: è così. L’autodistruzione è la conclusione logica della cultura della guerra. Io pongo questa domanda semplicissima: e se il conflitto tra Usa e Iraq si trasformasse in conflitto nucleare, cosa succederebbe del mondo?

D: È un’ipotesi estrema, abbastanza irreale...
R: No, non credo che sia irreale. Gli americani hanno già dichiarato in modo abbastanza esplicito che sono pronti a valutare l’ipotesi di usare bombe atomiche tattiche. E a quel punto non è da escludere una reazione devastante del mondo islamico fondamentalista, e l’uso di strumenti nucleari anche da parte loro.

D: Queste sono le ragioni “politiche” del pacifismo integrale, alla “Strada”. E le ragioni etiche?
R: Sono i miei princìpi. I princìpi che nascono da quello che ho fatto in questi anni. Io lavoro per provare a salvare vite umane: sarebbe per me un controsenso essere favorevole a pratiche politiche e militari che hanno come obiettivo fondamentale quello di annientare vite umane. La mia etica nasce dalle cose che vedo.

D: Lei non è religioso, se non sbaglio...
R: No, da quando sono adulto non lo sono mai stato. Sono assolutamente un laico. Però il mio punto di vista etico si incontra spesso con quello di tanta gente che ha un profondo senso religioso. Oggi per esempio torno da Jesi, dove abbiamo creato un centro di “Emergency” in un istituto di monache clarisse...

D: Faccio un’obiezione che le avranno fatto spesso. Se si esclude la guerra come “estrema ratio”, se si esclude in via di principio l'uso della forza, non c’è il pericolo che il mondo cada in mano ai prepotenti?
R: Ho già detto che le mie posizioni sono ispirate al buon senso e alle cose che vedo e che so. Non è giusto semplificarle. È del tutto evidente che se l’Italia fosse invasa da un esercito straniero che ruba, stupra, uccide e prende a mitragliate la gente, io reagirei. Mi ribellerei. Va bene? Però non mi sembra che questo scenario sia all'orizzonte, giusto? E allora perché discuterne? Discutiamo dei fatti reali, che succedono, che si profilano all’orizzonte. Il problema casomai è il seguente: come si evita che i cosiddetti “mostri” - diciamo i dittatori - salgano al potere e poi diventino potentissimi? Io credo che la risposta sia molto semplice: si evita di costruirli. Una volta che sono stati costruiti, appoggiati, coperti, foraggiati, e che questi dittatori sono diventati molto forti, certo, a quel punto è difficile liberarsene con mezzi pacifici. L’occidente, in genere, non si preoccupa di questo. Crea mostri e poi si indigna per il fatto che ci sono. Oggi tutti dicono che Saddam è uno spietato dittatore. Giustissimo. E ricordano le sue nefandezze, soprattutto lo sterminio di 5000 curdi. Benissimo. Quando avvenne lo sterminio? Nell’88. Allora le autorità americane sai come chiamavano Saddam? Lo chiamavano il presidente, ne erano amici, lo aiutavano, lo armavano. Oggi lo chiamano il dittatore. E invece chiamano presidente il signor Musharraf, il pachistano, che pure ha svariate bombe atomiche. Vedrai un giorno ci ripenseranno, si accorgeranno che è un dittatore...

D: Recentemente lei ha detto che i paesi che fanno uso delle mine, e che le producono (quindi anche l’Italia) sono paesi che praticano il terrorismo. Le mine sono terrorismo. Mi sembra che su questo c’è poco da obiettare. Però ha anche detto che le sanzioni contro l’Iraq (cioè l’embargo) è terrorismo. Non è un’esagerazione? Le sanzioni spesso sono l’alternativa alla guerra. Sono l’unica possibilità di fare politica sul piano internazionale senza ricorrere alle armi. Non è così? E non furono giuste le sanzioni contro Mussolini, negli anni 30, o quelle contro il Sudafrica di Botha, negli anni della apartheid?
R: Proviamo ad esaminare la questione ponendoci dal punto di vista delle persone che vivono lì. Cioè in alcuni paesi concreti, reali, dove sono in atto le sanzioni. Per esempio l’Iraq (era dell’embargo contro l’Iraq che io parlavo quando ho usato il termine terrorismo). L’embargo funziona da 12 anni. Se io e te ci chiamassimo Mohamed e avessimo un figlio, un ragazzo, malato di leucemia, e non potessimo avere le medicine che ci servono per curarlo perché così hanno deciso le nazioni dell’occidente e gli americani, e vedessimo il nostro bambino morire per questo, coda credi che penseremmo di quelli che ci impediscono di curarlo? Penseremmo: sono terroristi. Qui da noi invece invertiamo tutte le logiche. Siamo abituati a chiamare “Opinione Pubblica” l’opinione di un gruppetto di governati e commentatori, siamo abituati a chiamare “Legalità Internazionale” la prepotenza degli stati più forti, e a chiamare “diritti umani” i nostri privilegi. Noi viviamo in una parte del mondo che ospita il 20 per cento della popolazione e consuma l’85 per cento della ricchezza, e siamo convinti che i diritti umani siano i diritti di questo 20 per cento di mantenere o aumentare le proprie ricchezze a danno degli altri...

D: Lei non fa nessuna distinzione tra uso della forza e terrorismo?
R: Il terrorismo è la forma moderna della guerra. È stato terrorismo l’uso dei gas in Russia, che ha ucciso gente inerme in un teatro, lo è stato l’uso del napalm, i bombardamenti contro i nicaraguensi, le bombe a Tel Aviv dei palestinesi e le rappresaglie israeliane. È terrorismo anche l’embargo contro l’Iraq. La guerra, fino al primo conflitto mondiale, produceva l’85% delle vittime tra i militari. Nella seconda guerra mondiale cambiò tutto: il 65% delle vittime fu tra i civili. Ora siamo arrivati a percentuali ancora più alte: 9 morti su dieci sono tra la popolazione civile. In Afghanistan, nei bombardamenti americani, secondo le stime più ottimiste sono morti cinquemila civili. Le vittime tra i soldati saranno state alcune decine, al massimo qualche centinaia. Noi non possiamo sapere cos’è il terrorismo. Per capirlo bisogna conoscerlo, averlo sperimentato. Quando vedi che uccidono i tuoi parenti, i tuoi vicini, e sai che non hanno fatto niente, mai un reato, mai un delitto, mai un atto di violenza, che non hanno mai tenuto in mano un fucile, allora capisci che quelli che li hanno uccisi sono terroristi.

D: Si ma lei parla di terrorismo per l’embargo contro l’Iraq....
R: Un milione e mezzo di morti in dodici anni di embargo. Come dobbiamo valutarli, come opera di bene? Quando si attua una politica che uccide i civili e mantiene in vita i regimi, anzi li rafforza, cosa si sta facendo? Io sono medico, sarebbe come se decidessi di usare per il mio lavoro delle medicine che rafforzano i batteri e indeboliscono l’organismo da curare. Come mi considereresti? Un delinquente...

D: Non mi ha risposto però all’obiezione sulle sanzioni a Mussolini o quelle a Botha...
R: Io non sono contrario in via di principio alle sanzioni. Sono contrario alle sanzioni che uccidono la gente per bene e rafforzano i dittatori. Tutto qui. Sono favorevole, eventualmente, a sanzioni che non uccidono gli innocenti....

D: Conosce anche l’altra obiezione al pacifismo. Quella, diciamo così, storica: cosa sarebbe successo se le potenze europee avessero lasciato fare Hitler?
R: Le potenze occidentali hanno lasciato fare Hitler. La guerra è scoppiata nel ‘39. Precedentemente Hitler aveva annesso l’Austria, la Renania, era entrato nelle zone smilitarizzate, aveva riarmato la Germania violando l’armistizio, aveva negli anni venti tentato un colpo di Stato, eccetera eccetera. C’erano state mille occasioni per fermarlo, ma non conveniva a nessuno. Il riarmo della Germania fu una grande affare per tutti...

D:Dunque se Saddam è come Hitler, prima si interviene per fermarlo e meglio è. Saddam Hussein è come Hitler?
R: Guarda, se si facesse un referendum mondiale, e si chiedesse ai sei miliardi di cittadini che popolano il mondo in chi vedono il pericolo di un nuovo Hitler, so con certezza chi vincerebbe il referendum: lo vincerebbe George W. Bush. Non è così? del resto chi è che oggi più di chiunque altro al mondo mette a rischio la sicurezza internazionale? Quel guerrafondaio, petroliere, figlio di petroliere guerrafondaio, che è George W. Bush. I paesi più pericolosi per il mondo, in questo momento sono tre: al primo posto gli Stati Uniti, al secondo Israele, al terzo la Russia.

D: Strada, perché il pacifismo è filopalestinese? Non sarebbe giusto mettere sullo stesso piano il terrorismo palestinese e le rappresaglie di Sharon?
R: Noi di “Emergency” mettiamo sullo stesso piano il terrorismo di frange palestinesi e quello del governo israeliano. Recentemente ci siamo offerti per realizzare un servizio di ambulanze che intervenisse sia per le vittime palestinesi che per quelle israeliane. Trattammo con l’ambasciatore di Israele a Roma, studiammo tutti i dettagli per dare al governo israeliano ogni garanzia possibile. L’autorità palestinese ha subito accettato la nostra offerta, il governo israeliano neanche ci ha risposto. Detto ciò, noi non abbiamo sposato la causa palestinese, nel senso che non abbiamo sposato i metodi di lotta che stanno usando (difendiamo invece il diritto di avere una terra, una patria e la pace). L’autorità palestinese ci ha invitato per una manifestazione di solidarietà politica: non ci siamo andati, noi non facciamo testimonianza, lavoriamo come medici per salvare delle vite.

D:La sinistra italiana, per la prima volta nel dopoguerra, sembra finalmente unita nel no alla guerra. È un fatto importante, non crede?
R: Io spererei che tutto il Parlamento italiano sia unito contro la guerra. La pace non è un valore di sinistra o di destra, è di tutti gli uomini. Dopodiché, vedremo cosa succederà. L’Ulivo sarà unito nel no alla guerra? Ne sarei felice. Anche se alcuni dirigenti dell’Ulivo non mi sembrano molto convinti. Fassino molte volte ha polemizzato con me...

D: Se però, pur polemizzando, si ritrovasse nel no alla guerra...
R: Ne sarei molto contento, figurati. Però non sono sicurissimo di come andranno le cose. Ho visto che molti dicono: “ no alla guerra, a meno ché l’Onu non l’autorizzi...”. Per Onu si intende Consiglio di sicurezza dell’Onu. I cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza e con diritto di veto sono i produttori dell’85 per cento degli armamenti che esistono al mondo. Cioè sono quelli che alimentano i 50 conflitti attualmente aperti nel mondo (e ci guadagnano sopra).

D: Strada, secondo lei la guerra in Iraq è inevitabile o ci sono ancora speranze di evitarla?
R: Non credo che ci siano speranze di evitarla. Alcuni studi dicono che l'America nei prossimi diciassette anni prevede di aumentare dal 50 al 65 per cento la quota di petrolio che importa per coprire il proprio fabbisogno nazionale. Dove andrà a trovare tutto quel petrolio, e in che modo potrà controllarne il prezzo e dunque governare la propria economia? Te lo dico io: nei cinque paesi del centro-Asia, a partire dall’Afghanistan, e in Iraq che è il paese al mondo che ha più riserve petrolifere. Chi controlla i pozzi dell'Iraq (che è fuori dall’Opec) è colui che fa il prezzo del petrolio nel mondo. Per questo l’America farà la guerra. E spenderà, per fare la guerra - dicono gli esperti- non meno di 200 miliardi di dollari. Pensa che il Wto ha stimato che con 13 miliardi di dollari si può battere per un anno la fame in tutto il mondo. Vuol dire che coi soldi che si spenderanno per la guerra si fa sparire la fame per una quindicina d’anni. Gliene frega niente a nessuno? No, tutti dicono: be, la guerra... io sono contrario per carità... però l’estrema ratio....”. Mentono: non è l'estrema ratio, è la prima scelta. E sai perché? Perché la politica oggi, in molti paesi, è nelle mani di gruppi di gangster.




Dal 7 all'11 aprile 2003 a Vienna vi terrà il 4° incontro dell'OPEC.
Prima di queste date tutti i pozzi dovranno essere nelle mani degli americani per impedire il passaggio all'euro!


Che succederebbe se l’OPEC passasse all’Euro?
di Paul Harris, da Soberania.info - Traduzione di Tito Pulcinelli
tratto da www.informationguerrilla.org

L'idea ossessiva di Bush su Bagdad si basa su molte ragioni. In altri articoli che ho scritto per YellowTimes.org, feci allusione non tanto alle ovvietà delle ragioni addotte contro l'Iraq, bensì alla guerra di Bush contro l'Europa. Io credo che questa sia la ragione principale della fissazione con l'Iarq.
Quando un paese va in guerra, si preparano piani su chi sarà vittorioso e su chi perderà; nessuno scatena una guerra sperando di essere sconfitto, però non sempre l'obiettivo manifesto dell'aggressione é l'obiettivo vero della guerra. A volte non si tratta di quel che speri di ottenere con la guerra, bensì di quello che gli altri perderanno; e non deve per forza essere un tuo nemico dichiarato quello che ti aspetti che soffrirà le conseguenze maggiori della guerra.
In questo caso, Bush spera che la vittima sia l'economia europea, che é robusta e probabilmente sarà ancor più forte in un futuro vicino. L'ingresso della Gran Bretagna nell'Unione Europea é inevitabile; la Scandinavia lo fará in tempi ravvicinati. A maggio del 2004, entreranno dieci nuovi paesi e questo fará aumentare il PIL dell'UE a circa 9,6 trilioni di dollari e 280 milioni di persone, di fronte ai 10,5 trilioni di dollari e 280 milioni di persone degli USA. Questo, per i nord-americani, é un formidabile blocco concorrente; ma la situazione é molto più complessa di quel che indicano queste cifre. E molto dipende dalla piega che prenderanno gli avvenimenti in Iraq.
Come tanti altri, ho scritto che questa guerra che é alle porte si combatterà per il petrolio. Sicuramente vi sono altre ragioni, però il petrolio é la causa scatenante. Ma non per le ragioni che comunemente si adducono.
Non é per le enormi riserve ancora vergini che si ritiene esistano in Iraq, che non sarebbero state sfruttate a causa delle sue antiquate tecnologie; non é per le brame del governo USA di mettere le zanne su questo petrolio. E' piuttosto per le zanne che i nord-americani vogliono mantenere lontano da lì.
La causa di tutto questo non é l'11 di settembre, né l'improvvisa illuminazione che Saddam continuava ad essere un tipo ripugnante, né il cambio di governo negli Stati Uniti. Quel che ha accelerato le cose é stata la decisione presa dall'Iraq il 6 di novembre del 2000: sostituire il dollaro con l'euro nel suo commercio petrolifero. Allora, questo cambio sembrò uno stupido capriccio, perché l'Iraq stava perdendo una gran quantità di utili a causa di una dichiarazione politica di principio.
Però prese questa decisione, e il deprezzamento continuo del dollaro nei confronti dell'euro, sta a significare che l'Iraq fece un buon affare cambiando riserve monetarie e divise per il commercio del proprio petrolio. Da quel momento, l'euro si é rivalutato del 17% sul dollaro, cosa che si deve applicare pure ai 10 bilioni di dollari del fondo di riserva dell'ONU "petrolio per cibo".
Sorge una domanda che, probabilmente, si é posto anche Bush: che succederebbe se l'OPEC passasse all'euro?
Alla fine della seconda guerra mondiale, nella conferenza di Bretton Woods venne firmato un accordo che fissava il valore dell'oro a 35 dollari l'oncia e con questo divenne lo standard internazionale con il quale si misuravano le monete. Però nel 1971, Nixon cancellò tutto questo, e il dollaro divenne lo strumento monetario principale, e solo gli USA possono produrlo. Il dollaro oggi é una moneta priva di copertura, sopravalutato, nonostante il record del deficit di bilancio e lo status di paese più indebitato del mondo. Il 4 di aprile del 2002, il debito era di 6021 trilioni di dollari a fronte di un PIL di 9 trilioni di dollari.
Il commercio internazionale é diventato un meccanismo grazie al quale gli USA producono dollari e il resto del mondo produce quel che i dollari possono comprare. Le nazioni non commerciano più per ottenere "vantaggi comparativi", ma solo per ramazzare dollari da destinare al pagamento del debito estero, che é fissato in dollari. E per accumulare dollari nelle riserve monetarie con la finalità di preservare il valore delle monete nazionali. Le banche centrali delle nazioni, per prevenire attacchi speculativi alle proprie monete, sono costrette a comprare o trattenere dollari, in una misura equivalente all'ammontare del proprio circolante.
Tutto ciò crea il meccanismo del dollaro forte che, a sua volta, obbliga le banche centrali ad immagazzinare dollari, cosa che rende ancor più forte il dollaro. Questo fenomeno é conosciuto come "egemonia del dollaro" e fa sì che le merci strategiche -soprattutto il petrolio- siano quotate in dollari. Tutti accettano i dollari perché con essi si può comprare il petrolio.
Dal 1945, la forza del dollaro consiste nell'essere la divisa internazionale per gli interscambi petroliferi globali (petro-dollari). Gli USA stampano centinaia di migliaia di miliardi di dollari senza nessun tipo di copertura: "petro-dollari" che sono usati dalle nazioni per pagare la fattura degli energetici agli esportatori dell'OPEC. Ad eccezione dell'Iraq e, parzialmente, del Venezuela.
Questi petro-dollari sono poi riciclati nuovamente dall'OPEC negli USA, sotto forma di lettere del tesoro o altri titoli con denominazione in dollari: azioni, beni immobiliari ecc. Il riciclaggio dei petro-dollari rappresenta il beneficio che, dal 1973, gli USA ricevono dai paesi produttori di petrolio per "tollerare" l'esistenza dell'OPEC.
Le riserve di dollari debbono essere investite nel mercato nord-americano, cosa che, a sua volta, produce utili per l'economia USA. L'anno scorso, nonostante un mercato in netto ribasso, l'ammontare delle riserve USA é cresciuto del 25%. L'eccedente nei conti dei capitali finanzia il deficit commerciale.
Dato che gli USA creano "petro-dollari", loro controllano il flusso del petrolio. Siccome il petrolio si paga in dollari e questa é l'unica moneta accettata in questi scambi, si arriva alla conclusione che gli USA possiedono il petrolio del mondo gratis.
Di nuovo: che succederebbe se l'OPEC decidesse di seguire l'esempio dell'Iraq e cominciasse a vendere il petrolio in euro? Una esplosione economica. Le nazioni importatrici di petrolio dovrebbe mettere in uscita i dollari dalle rispettive riserve delle banche centrali, e rimpiazzarli con gli euro. Il valore del dollaro precipiterebbe, e le conseguenze sarebbero quelle di un qualsiasi collasso di una moneta: inflazione alle stelle (vedi Argentina), i fondi stranieri in fuga dal mercato dei valori nord-americano e ritiro dei fondi dalle banche come nel 1930 ecc.
Tutto questo non avverrebbe solo negli USA. Il Giappone ne uscirebbe severamente castigato, data la sua totale dipendenza dal petrolio straniero e l'incredibile sudditanza al dollaro. Se crollasse l'economia giapponese, crollerebbero quelle di molti paesi -non escluso gli USA- in un effetto domino.
Questi sarebbero gli effetti potenziali di un "improvviso" passaggio all'euro. Un cambio più graduale sarebbe più gestibile, ma altererebbe ugualmente l'equilibrio finanziario e politico del mondo. Vista la vastità del mercato europeo, la sua popolazione e la sua necessità di petrolio (ne importa più degli USA), l'euro potrebbe rapidamente diventare -di fatto- la moneta standard per il mondo.
Esistono buone ragioni perché l'OPEC -come gruppo-segua l'esempio dell'Iraq e adotti l'euro. Non vi é dubbio (dopo tanti anni di umiliazioni subite dagli USA) che potrebbero approfittare delle circostanze per emettere una dichiarazione politica di principi. Ma esistono anche solide ragioni economiche.
Il poderoso dollaro ha regnato incontrastato dal 1945 e negli ultimi anni ha guadagnato ancor più terreno con il dominio economico USA. Alla fine degli anni ‘90, più dei quattro quinti delle transazioni monetarie e la metà delle esportazioni mondiali, sono avvenute in dollari. L'obiettivo della guerra di Bush contro l'Iraq, naturalmente, é assicurarsi il controllo di quei giacimenti e porli sotto il segno del dollaro; successivamente passerà ad incrementare esponenzialmente la produzione e forzare i prezzi al ribasso. Alla fin fine, l'obiettivo di Bush é scongiurare con minacce di ricorrere alle vie di fatto, che qualsiasi paese produttore passi all'euro.
A lungo termine, il vero obiettivo non é Saddam, é l'euro e l'Europa. Gli USA non se ne staranno con le mani in mano ad assistere allo spettacolo di questi "ultimi arrivati" degli europei che tengono in pugno le redini del loro destino. E men che mai, che assumano il controllo della finanza internazionale. Naturalmente, tutto dipende dal folle piano di Bush e, soprattutto, che non scateni la terza guerra mondiale.
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Messaggio da saturnz70 »

A tal proposito non so se avete presente quell'articoletto nelle costituzioni dei paesi democratici che dice piu' o meno:

"si ripudia la guerra come strumento per dirimere le controversie internazionali"

oppure dove si dice che la guerra puo' essere usata solo per difesa e non dichiarata per attaccare?

Aho'... 'sto periodo non ci si becca proprio su niente eh...
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Messaggio da saturnz70 »

Grazie Modehead per aver pubblicato quei poderosi tomi... c'e' abbastanza di che riflettere ...
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Messaggio da Modehead »

Di niente! Mi fa piacere se possono essere utili alla riflessione!
(lo so.... sono un pò lunghetti.... però non potevo tagliarli, scusate! :wink: ).
BONG!
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Messaggio da saturnz70 »

E' curioso poi notare come l'Italia scelga sempre di allearsi con il piu' forte del momento (Mussolini con Hitler , Belusconi con Bush) ... prendendo sempre la strada piu' facile e di comodo per gli interessi contingenti , senza mai rischiare in proprio , seguendo da che parte tira il vento...
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Messaggio da Modehead »

Navigando ho trovato altre cose molto interessanti.... ad esempio che alle iniziative pacifiste di New York hanno preso parte anche gruppi di familiari delle vittime dell'11 settembre, che hanno condannato la guerra, definendola "illegale ed immorale".
BONG!
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Messaggio da saturnz70 »

...per non parlare dei 130 deputati laburisti (dello stesso partito di Blair) che hanno contestato duramente la posizione del premier in questa vicenda... cosa mai accaduta prima hanno manifestato fuori dal parlamento contro la guerra...
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Messaggio da Leaveinsilence »

Ormai non sto neanche più a sentire quello che dicono i vari Gino Strada, che ormai si è abbastanza screditato e politicizzato per essere realmente credibile.
Per il resto, il petrolio può essere certo un motivo, ma è stupido pensare che un Paese, che già dispone di ingentissime riserve petrolifere, decida di affrontare tutti i pesanti costi, i dilaninati scontri diplomatici, i gravi e imprevedibili pericoli e rischi che si accompagnano inevitabilmente a qualsiasi guerra, per quanto condotta da un'evidente posizione di supremazia, SOLO per un po'di petrolio, che si potrebbe peraltro acquistare comodamente e ad un prezzo ragionevole, dallo stesso Saddam, con il quale, del resto, tanti altri Paesi, a cominciare dalla iper-pacifista (che strano!) Francia, hanno avuto, e avrebbero sperato di continuare ad avere, relazioni privilegiate ed affari d'oro.
E poi, se anche gli USA hanno sostenuto il raìs, ciò è accaduto vent'anni fa, in un contesto totalmente diverso dall'attuale e solo perché l'alternativa era un regime ancora più efferato e pericoloso quale quello degli ayatollah.
E' logico che, nelle relazioni internazionali, alleanze e scenari possono cambiare di continuo, e un regime amico o tollerato, può in seguito diventare, per effetto ad esempio di comportamenti pericolosi, minacce d'invasione o gravi violazioni dei diritti umani, un nemico da abbattere per il mantenimento della stabilità e della sicurezza internazionale. Che c'è di strano?
Infine, piantiamola di dare addosso ad Israele, che è l'unica democrazia in un contesto, quello medio-orientale, in cui a farla da padrone sono regimi ostili, autocratici e illiberali, che minacciano in continuazione la sopravvivenza dell'entità sionista e, come nel caso di Saddam (APPUNTO!) sostengono orgogliosamente, con uomini e denaro, i kamikaze palestinesi nelle loro folli azioni suicide.
Per Israele è in gioco quotidianamente il suo stesso diritto ad esistere, lo capite?

Un saluto, Leave
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