Il thread sugli eightees più figo di 013

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ziodave
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Messaggio da ziodave »

se non erro il chitarrista si chiamava Paul Reynolds...era quello con gli occhiali alla Trevorn Horn :lol:
il cantante ed il batterista erano fratelli...Mark e Ali Score...
Who's that girl...carina... è sull'album del 1986,non mi sovviene il titolo... :cry:
e ho dato un'occhiata a Youtube...l'unico video che manca è proprio quello di Who's that girl... :evil:

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:wink: :lol: 8)
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Lettera 22
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Messaggio da Lettera 22 »

FLOCK OF SEAGULLS...
Dan, non è che leggi un post si e uno no modello targhe alterne? :lol:
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daniemt
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Messaggio da daniemt »

Lettera 22 ha scritto:OF SEAGULLS
dove???dove???
non è possibile.....io ho letto solo floks.
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Lettera 22
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Messaggio da Lettera 22 »

daniemt ha scritto:.....io ho letto solo floks.
E hai letto pure male! O forse volevi fare il burlone.
Che dici, facciamo insieme lo spelling così lo impari prima di andare a nanna? 8)
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Studio54
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Messaggio da Studio54 »

ziodave ha scritto:se non erro il chitarrista si chiamava Paul Reynolds...era quello con gli occhiali alla Trevorn Horn :lol:
il cantante ed il batterista erano fratelli...Mark e Ali Score...
Who's that girl...carina... è sull'album del 1986,non mi sovviene il titolo... :cry:
e ho dato un'occhiata a Youtube...l'unico video che manca è proprio quello di Who's that girl... :evil:

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:wink: :lol: 8)
troppo bello! video e canzone...che io definisco...ANNI '80 PAUUUURA! :P

visto che siamo in tema...ora tocca agli Alphaville! Forever Young....su dai! :wink:
whiterose
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Messaggio da whiterose »

Lettera 22 ha scritto:Rose, sei fantastica, condivido sino all'ultima virgola, e ti tvb! :wink:
fino all'ultima virgola....cioè da "l'illusione" in poi non condividi più? :mrgreen:

scherzi a parte, grazie :wink:
anch'io tvb

Ti confesso che, mentre ascoltavo, e scrivevo..ed era come se sentissi l'urlo del mare, e vedessi con questi occhi i granelli di sabbia scivolare dalle mie mani, portati via dalle onde senza pietà.. beh, mi sono venuti gli occhi lucidi.
E' un'immagine tremenda, e bellissima, ed è come se la tensione creata costringesse anche la voce già presente dentro di me, che l'ascolto, ad invocare oh, Dio, non puoi lasciarmene almeno uno?
Mi ha commosso.



Tornando un secondo al morbo di Thompson, mi ero dimenticata di Lay your hands on me. Bellissima anche quella, soprattutto nella versione con la voce singola nel ritornello.

Per quanto riguarda il lato Propagandistico del thread...beh, Wishful Thinking è stupendo! :shock:

Laughter, tears and rage è arrivato e sarà presto ascoltato. Sto prendendo nota di tutto, soprattutto dei Flock che non conosco :wink:


A proposito di richieste, poco fa pensavo anche ai Twins; di cui però ci sono già almeno due thread sparsi per il forum. Ma se prendiamo in considerazione un loro lavoro, si può fare, no?
La stavo ascoltando ancora, e mi piace sempre tantissimo:
Face to face, heart to heart
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ziodave
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Messaggio da ziodave »

dei Twins cerca gli album Modern Lifestyle e A wild romance...le loro migliori canzoni stanno tutte li'...
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Alya_DM
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Messaggio da Alya_DM »

whiterose ha scritto:La stavo ascoltando ancora, e mi piace sempre tantissimo:
Face to face, heart to heart
ti quoto e non poteva essere altrimenti :wink:
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Messaggio da whiterose »

Alya, mi capisci sempre!
Seguo senz'altro il tuo consiglio, Zio
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Messaggio da ziodave »

whiterose ha scritto:Alya, mi capisci sempre!
Seguo senz'altro il tuo consiglio, Zio
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...e se trovi anche The game of chance è il massimo!!!!!
whiterose
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Messaggio da whiterose »

ziodave ha scritto: ...e se trovi anche The game of chance è il massimo!!!!!
bellissima! :wink:
e anche Deep within my heart è incantevole
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ziodave
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Messaggio da ziodave »

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assolutamente un capolavoro di musica elettronica italiana!!!!
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Lettera 22
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Messaggio da Lettera 22 »

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Altro disco “terrificante” degli eightees, così come terrificanti sono il nome della band e il titolo dell’album abbinato alla copertina. Che più chiara ed esplicativa, di cosa si parli nelle 10 canzoni che compongono THE HURTING, non può essere. Tutta bianca, asettica, vuota, psichiatrica quasi, con un bambino in primo piano che piange. Capolavoro techno-pop che esce nel 1983, e album assai vario perché contiene episodi che hanno fatto la storia del genere, e quindi ballabili, come Change e Pale Shelter, ma anche song più introspettive e decisamente malinconiche. Composizioni nate completamente su chitarra acustica, perché all’inizio il duo non aveva né la strumentazione né uno studio di registrazione per lavorare sull’elettronica.
Su tutto domina un pessimismo totale che prende il via dalle esperienze familiari infantili di Smith e Orzabal, che a giudicare dai testi da piccoli devono aver subito dei traumi mica da ridere…
Il filo conduttore che unisce tutti i brani è l’ambizione di tradurre in musica, possibilmente vendibile, un copione tragico che nell’infanzia ha avuto protagonisti i due musicisti. Fortemente autobiografico, quindi, e di forte impatto emotivo.
Lessi da qualche parte (e se ne accenna anche nei commenti dei Tears all’interno della sleeve del cd rimasterizzato) che prima di comporre il disco furono compagni inseparabili I lavori del psicoterapeuta-psichiatra americano Arthur Janov.
Orzabal: “Io e Curt avevamo soltanto 18 anni. A quel tempo eravamo dentro le teorie di Janov e della sua terapia dell’urlo primordiale. I suoi libri erano per noi la filosofia, la nostra religione, e da qui è iniziata la storia del gruppo, a partire dal nome”.
Arthur Janov è il teorico della “Terapia primordiale”: secondo lui il paziente deve liberarsi del dolore primordiale, che può essere eliminato solo imparando il modo giusto in cui “urlare e trarre profitto”. E lo spiega nel libro The Primal Scream.

Già fin dal primo brano, che dà il titolo all’album, si respira tutta la drammaticità, nei testi e nella musica, di questo primo lavoro dei Tears. Un intro che rappresenta perfettamente il mood del disco. The Hurting, una ballata molto particolare, si apre con suoni di percussioni cupe, per poi proseguire dopo qualche secondo in un incedere quasi marziale, con la voce severa di un Orzabal che torna (per un istante?) bambino e si chiede disperato:

Is it an horrific dream?
Am I sinking fast?
……
Could you ease my loud?
Could you see my pain?
Could you please explain?


E, ancora, una seconda strofa, sempre condita da suoni duri e quasi ipnotici, se possibile più drammatica della prima, perché insinua il dubbio che anche l’adulto a cui le domande si rivolgono possa provare la stessa sofferenza psicologica di un bambino (magari causata da qualche trauma infantile mai superato), senza quindi poter fare nulla per lui.

Memorabile a proposito la frase:

“Could you understand a child
When he cries in pain
Could you give him all he needs
Or do you feel the same?


All’improvviso, ma questa è una caratteristica presente anche in altre canzoni, il brano si apre, sfocia in una melodia retta solo dalla chitarra acustica e un synth, dove si chiede, si implora l’adulto di “learn to cry like a baby, then the hurting won’t come back”. Ma è solo un attimo, perché si torna subito all’incedere marziale che contraddistingue l’intera canzone, e non a caso si termina con la stessa frase con cui si inizia, e cioè Is it an horrific dream? Segno, forse, che l’appello a immedesimarsi nei più piccoli non ha avuto esito.

Si prosegue con Mad World, uno dei singoli, anche questa introdotta da alcune percussioni (più delicate, quasi minimali) che parte in punta di piedi, sussurrata e sensuale, e si “incattivisce” nel ritornello, con una sezione ritmica che alza i bpm e proseguirà così fino al termine, con splendidi fiati sintetizzati a fare da contorno alla seconda strofa.
E anche qui psicologia e pessimismo cosmico dominano la scena: “No expression, no expression”, … “their tears are filling up their glasses”…, …“going nowhere”…

Mi ha sempre affascinato l’ultima parte, quando si dice:

Went to school and i was very nervous
no one knew me no one knew me.
Hello teacher tell me what’s my lesson
look right trough me, look right trough me


Mi ha sempre affascinato per il semplice motivo che rivedo me adolescente a 11 anni il primo giorno di scuola media, in un ambiente nuovo che all’inizio mi sembrava ostile. Ma anche e soprattutto perché ancora oggi il sottoscritto ogni tanto fa dei sogni strani, tipo arrivare a scuola avendo dimenticato lo zainetto coi libri col rischio prendersi un cazziatone totale dai teachers, e la corsa di nuovo a casa con l’ansia di non farcela…In ogni caso, Orzabal ha colto nel segno descrivendo uno dei momenti più delicati e “insicuri” della vita di un adolescente.

Con Pale Shelter arriviamo in paradiso. Uno dei must di sempre, un gioiellino elettro-pop di classe cristallina e una melodia tra le più riuscite dei TTF. Una canzone d’amore, ma non tanto nei confronti di una ragazza, ma dei genitori (letto da un’intervista dell’epoca). Con tanto di bacchettate mica da ridere:

When you don’t give me love
you give me pale shelter
you don’t give me love
you give me cold hands…


Un delicate arpeggio di chitarra acustica apre il brano (sembra di risentire il Gore di And Then…) che si dirama attraverso un gran bel ritmo di drum machine e una linea di basso eccellente, ma sempre con la chitarra a fare capolino sia nelle strofe che nel ritornello. Il video era strano, una ragazza in piscina inseguita da un alligatore…..
Non mancano i momenti introspettivi, che iniziano con la minimale (nel testo e nei suoni) Ideas as opiates. Titolo ripreso pari pari da un passo di un lavoro di Ianov, così come lo sarà The Prisoner, tratta dal libro Prisoners of pain.

Con Memories Fade, almeno sotto l’aspetto della melodia, si torna al sereno. La voce di Orzabal è dolce e delicata come non mai. Prima parte cantata quasi accappella, poi un riff di synth introduce la parte ritmica e la seconda strofa, prima del break strumentale dove si fanno largo un sax struggente e delicate note di piano.
Splendido il commento di Orzabal (che è autore di tutti i testi) sulle parole della song: “Nonostante uno si sforzi di rimuovere le cose che non vanno o che hanno procurato traumi allontanandole nelle zone più remote della mente, queste continuano a essere una forza che influenza il tuo modo di pensare, creando fobie, depressione, insicurezza…Tu stai usando energie vitali per reprimere le cose che non vanno, energie che potrebbero essere utilizzate per scopi migliori”.
Quoto in blocco…
Anche Suffer the children, così come dice chiaramente il titolo, parla di disagio infantile, ma musicalmente presenta la novità di una chitarra elettrica inserita nel contesto electro e il coro della sorellina di Orzabal che accompagna la parte finale del brano, che poi è stato il primo ad essere firmato come Tears for Fears.

Watch Me Bleed, anche questa delicata e in chiave elettro-acustica, vede Orzabal alle prese con un cantato che inizia soft con passaggi melodici e armoniosi (per esempio ….Though there’s no one near me now) per poi salire e sfociare in un ritornello che si commenta da solo:

Guardami soffrire
soffrire per sempre
Sebbene la mia faccia sembri a posto, mente
Il mio corpo “sente” dolore e piange…


Della serie: non sempre quello che “sembra”, “si vede” (magari virtualmente) o “appare” corrisponde allo stato d’animo, mentale o fisico di una persona. Splendido il tappeto di synth che accompagna in sottofondo, elegantemente, la seconda strofa.

Con Change, che di fatto ha reso i Tears conosciuti e popolari nel music business, arriviamo a una forma di techno-pop abbastanza “classica” e orecchiabile, con un testo meno impegnato rispetto al resto dell’album. L’intro con lo xilofono, che poi si riaffaccia nel “ritornello manifesto” anche se non proprio originalissimo (Change, you can change) rende la canzone riconoscibile al primo secondo di ascolto e ha sicuramente contribuito a farne diventare un classico degli eightees. Come in Pale Shelter, canta Smith.
Ultimo brano, Start Of Breackdown, che presenta suoni minimali e percussioni quasi tribali, dedicato al padre di Orzabal, vittima di un esaurimento nervoso e malato di arteriosclerosi. Frasi all’apparenza senza significato, sconnesse tra loro, che testimoniano ancora una volta un enorme disagio familiare nel passato dei protagonisti.

Is this the start of the breakdown?
I can’t understand you
Is this the start of the breakdown?


E così si chiude con sofferenza, laddove con Is it an horrific dream? si era inziato.....

Ps. La versione rimasterizzata di The Hurting è da avere assolutamente. A parte gli interessantissimi commenti di Curt e Roland sulle canzoni e qualche aneddoto dei primi tempi, ci sono quattro brani non presenti nella prima edizione. Tra questi, la fantastica versione 12’ di Pale Shelter (oltre 3 minuti in più rispetto alla versione album, con un inizio da brividi di pianoforte e parte vocale inedita, prima del fatidico arpeggio di chitarra acustica). Il remix di Mad World non dice niente di nuovo, carina la extended version di Change. C’è anche un inedito, The way you are - qui in formato extended di 7 minuti - niente male e piuttosto dance oriented, con percussioni nervose e belle pompate in primo piano.

Scusate se son stato prolisso, ma il disco merita davvero :wink:
Ultima modifica di Lettera 22 il sab set 02, 2006 1:08 pm, modificato 1 volta in totale.
whiterose
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Messaggio da whiterose »

Lettera 22 ha scritto:
Della serie: non sempre quello che “sembra”, “si vede” (magari virtualmente) o “appare” corrisponde allo stato d’animo, mentale o fisico di una persona.
...

“Nonostante uno si sforzi di rimuovere le cose che non vanno o che hanno procurato traumi allontanandole nelle zone più remote della mente, queste continuano a essere una forza che influenza il tuo modo di pensare, creando fobie, depressione, insicurezza…Tu stai usando energie vitali per
reprimere le cose che non vanno, energie che potrebbero essere utilizzate per scopi migliori”.
Quoto in blocco…
Ed io quoto in blocco il tuo post, musica, testi, commenti, fino all'ultima faccina.
Telepatia, mentre postavi stavo proprio per chiedere quando se ne sarebbe parlato.

Penso che The Hurting sia il loro album più bello. Subito dopo viene Songs from the big chair, ma il primo è insuperabile. E lo dico anche perchè ho fatto l'infanzia a suon di The Seeds of Love , essendone mio padre affezionato/ossessionato, e anche mia sorella l'amava tanto.. in pratica era sempre on air. Per quanto sia bellissimo, la magia di The Hurting è irripetibile.

Sarà che sono le note e le parole in cui mi immedesimo di più.
The Hurting stupenda, assieme a tutte le altre.

Dei testi, bellissima la frase: "It's not allowed to be unkind/ but still the hate lives in my mind". "Non è permesso essere scortesi, ma nonostante questo l'odio vive nella mia mente".
Ovvero, che si tratti di odio, o sofferenza, o qualsiasi cosa.. quel senso di crudeltà ed ingiustizia, di non avere neanche il permesso di gridare il tuo dolore. Perchè non ti è consentito nemmeno quello, devi essere gentile, devi fare buon viso a cattivo gioco.


e nella mente ha risuonato così tante volte: "watch me bleed.. bleed forever..watch me bleed..bleed forever"

heaven comes to he who waits
whiterose
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Messaggio da whiterose »

ziodave ha scritto: Listen contiene perle rare di elettropop...oltre a Wishing io adoro Electrics,Transfer affection e It's not me (Talking)
E hai ragione. Listen è proprio bello.
Ti quoto soprattutto per Transfer affection

I'm trying to transfer affection
Trying to feel factor four
Trying to change my direction,
To go where I was once before

Don't try to tell me now that I'm out here on my own
And there's no way to carry on
Don't try to tell me that there's nothing left to hide
Nothing inside

I'm trying to break all connections
Burning a hole in my heart
Trying to transfer affection
Is starting to tear me apart
...
hold on
hold on


ma anche The Fall, e What am I supposed to do

belle atmosfere, e quell'uso delle chitarre e dei suoni, splendidamente 'cupo', che porta indietro nel tempo


Hai ragione anche sugli Act.
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