Stimolato dal thread su Lament degli Ultravox, eccone un altro a ruota su un disco fondamentale degli eightees, e cioè A Secret Wish dei Propaganda, che va in loop sul mio ipod da una settimana.
Scrivo in verde sperando di fare mia l’ispirazione di stampo classico katulliana
Disco fondamentale nella storia del pop elettronico, che giovani e neofiti devono conoscere e avere assolutamente.
Progetto dietro al quale si cela il deus ex machina degli anni ’80, e cioè Trevor Horn già nei Buggles di Video killed the radio star, mente degli Art of Noise e nel 1985 produttore anche di Slave to the rhythm di Grace Jones, disco però assai diverso in quanto centrato totalmente su un motivo commerciale intorno al quale era stato assemblato l’intero album.
In A Secret Wish invece c’è molto di più.
Perchè non è mai banale, e alterna momenti tipicamente di matrice techno-pop ad altri più sperimentali con atmosfere quasi industriali, ma sempre con la splendida voce di Claudia Brucken in evidenza, vero marchio di fabbrica dei Propaganda.
Già la prima canzone da sola vale tutto l’album.
Dream within a dream dura la bellezza di 9 minuti, è in stile spoken word e riesce magnificamente a sintetizzare e ad anticipare quanto, 15 anni dopo, Alan Wilder cercherà di ottenere in due dischi dei Recoil, senza peraltro riuscirvi aggiungo io...
Perché i Propaganda, al contrario dell’ex Mode che su questo versante si è sempre dimostrato assai carente, hanno costruito l’intero brano su un riff semplice ma geniale di sintetizzatore, ottenendo una melodia efficacissima, sognante e dolcissima che fa da colonna portante per tutta la durata della song. Ecco che quindi il cantato della Brucken, che in alcuni passi sembra davvero ricordare i brani di Recoil (soprattutto Luscious Apparatus in Unsound Methods) non è mai pesante e si arriva alla fine senza che i 9 minuti pesino alcunché. Ottime anche le percussioni e la ritmica sempre pompata, con un finale strumentale splendido.
Nel disco, che presenta una schiera di collaboratori di prim’ordine (tra gli altri David Sylvian e il cantante degli Heaven 17 Glenn Gregory, insieme ad Anton Corbijn che firma il video di Dr Mabuse e tutto l’artwork fotografico) ci sono almeno 7 brani uno migliore dell’altro. Molti hanno la caratteristica di far seguire, a una strofa più dura, a tratti robotica, gelida e in ogni caso più sperimentale, un ritornello che invece si apre a una splendida melodia, dove anche la voce della tedesca si fa più calda e sensuale. Penso a The Murder of love ma soprattutto a Frozen Faces, a mio (im)modesto la migliore in assoluto di A Secret. Straordinario il lavoro sui synths per ottenere tutti quei suoni minimali che accompagnano il cantato.
Poi ci sono le straconosciute Duel (e la sua versione remix e un po’ schizofrenica e metallica Jewel, pensate al metal mix di Something to do…) e P-Machinery, con il video dei manichini appesi e ciondolanti che ha fatto storia, omaggio ai maestri e conterranei Kraftwerk. E insieme anche il primissimo singolo Dr Mabuse (nel disco presente in versione mix di 10 minuti), dove Corbjin nel relativo clip anticipa un po’ quelli che saranno gli argomenti portanti della sua collaborazione con i DM, e cioè peccato, redenzione e religione.
Il disco è uscito nel 1985 sotto etichetta Zang Tuum Tumb
Dopo lo scioglimento la Brucken ha dato vita al progetto ACT, un disco nel 1987 e un singolo, Snobbery & Decay, davvero bello.
All’interno del booklet è presente un commento per ogni brano. Qualcuno merita di essere riportato:
Dream within a dream
“The most merciful thing in the world, i think, is the inability of the human mind to correlate all its contents”
The Murder of love
“…the idea of crime is able always to ignite the senses and lead us the lubricity”
Duel
“The imagination is like an engine that can work on many different fuels: but it must be powered, and sex, properly used, is a fuel of high potency”
Questo disco è bellissimo.









