katullo ha scritto:anche se dubito che senza Il Sesto avremmo amato Shy proprio alla stessa maniera, io sostituirei molto volentieri Unbreakable e/o The Village con un grande Signs.
azzeccato innanzitutto il protagonista, un Gibson fatto apposta, calato in un baratro di dolore e rancore stampati sulla faccia per tutta la durata dell'invasione, un messaggero vocato che si trova a ripudiare il suo stesso messaggio.
tanto più alta è la complessità di un credo sconfitto da una perdita insostenibile, quanto più plausibile si fa la coincidenza dei segnali(tutti), o la paura fantascientifica, tradotta da attori ispiratissimi, da Phoenix, ai piccoli Morgan e Bo.
Nomini - a ragione - la
complessità parlando di Signs.
In realtà ritengo che per tutti i film di M. Night si possa utilizzare questo termine esaminando le sceneggiature, perché c'é un numero di dettagli, sfumature, informazioni che non sempre è possibile cogliere alla prima visione.
E' forse per questo che la seconda visione in tutti i casi è stata quella decisiva, quella che mi ha fatto - volgarmente parlando - andare in fissa per il film.
Su
M. Night Shyamalan si è detto di tutto, si dice di tutto.
Tendezialmente o lo odi o lo ami, e sono in molti ad additarne lo stile considerandolo caricaturale e/o ruffiano.
Il fatto che un regista sia al tempo stesso sceneggiatore ( lui è anche produttore ) dei suoi stessi film è qualcosa che non si può sottovalutare; e se anche queste sue scelte narrative possono non piacere su una cosa mi sono sempre impuntata parecchio: la sua capacità registica.
Perché anche quando recensori ne hanno fatto a pezzi le sceneggiature mai nessun commento negativo - almeno tra quelli da me letti - è stato stilato in merito alla sua preparazione a livello registico.
Ha riscritto e ridettato i ritmi dell'horror di classe, di quello che non deve farti saltare sulla sedia per inquietare, di quello che si condisce di velature fantascientifiche e sentimentali in un mix perfetto, facendo recitare davvero i suoi attori.
Insomma dai,
Bruce Willis prima del
Sesto Senso era Mr. Sorrisone volpesco e muscoli scolpiti - tanto di cappello per il suo impegno in action movie che tutt'ora mi intrattengono piacevolmente tra un pop corn e l'altro sul divano - Ma tenere testa in maniera così convincente a un ragazzino che vede la gente morta .. beh, quello secondo me se lo aspettavano in pochi.
Senza contare che, dopo il film in questione, si sprecano i film nelle sale con bambini sensitivi come protagonisti di film psico / thriller / horror.
Poi arriva
Unbreakable - film molto meno immediato - e con dei tocchi autoriali a livello registico da fare impressione.
I primi 25 minuti di sto film sono pregni di trovate registiche che secondo me hanno del geniale. Il piano sequenza iniziale, con la telecamera che si sposta tra i sedili, seguendo il viso di Bruce che viaggia in treno è quanto di più sublime si potesse pensare per un inizio simile.E Sam
uel L. Jackson.. qui è un "uomo di vetro" perfetto.
Signs ce l'ho nel cuore per svariati motivi; e senza ripetere cose già dette, sottolineo l'importanza del tema principale del film:
l'assenza delle coincidenze.
Il piano narrativo ha una sua logica e il regista vi resta fedele dall'inizio alla fine, allargando il focus da questa famigliola piegata da una recente tragedia che cerca di ricominciare in qualche modo sulla piatta contea di Bucs in Pennsylvania e sui personaggi che la popolano.
L'arrivo degli alieni, la scelta di rappresentarli, di farli vedere, di mostrarne punti deboli e una capacità di ragionamento quasi paragonabile a quella degli esseri umani ( il senso di vendetta, l'organizzazione gerarchica e le logiche di attacco del tutto simili a quelle dei militari ) suscitò anche commenti aspri, specie da chi lagnava di non aver avuto la spiegazione sui cerchi nel grano che si aspettava.
E sinceramente tuttora la cosa mi fa sorridere non poco.
Che siano bassi, tozzi e col dito indice che si illumina, che siano tripodi alti cento metri con la capacità di incenerire gli esseri umani, che siano come gli alieni di Signs - sono il riflesso di un'idea, l'idea di qualcosa che è inspiegabile e che ci attrae in modo smisurato.
Mel Gibson in questo film è bravissimo, è vero. Rigidamente sofferente, è bravo a mostrarsi come incagliato in un ruolo che non si sente più addosso.
E si, i dialoghi in questo film sono allucinanti. Da ascoltare con un livello d'attenzione massimo, dall'inizio alla fine .. fondamentali anche i punti, e le virgole.
E proprio guardando un bel capolavoro al cinema ultimamente,
Non è un paese per vecchi, nella scena in cui il protagonista si riflette sulla televisione spenta, non si può fare a meno di pensare a quanto
M. Night ha fatto ormai anni fa.
Non a caso,
i fratelli Coen, ne apprezzano lo stile.