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Lettera 22
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Messaggio da Lettera 22 »

Qui dentro non se n'è mai parlato, ma Stefano Castelli è un altro ottimo performer di synthpop/electrowave italica.
Prodotto da Don Luca Urbani (e già questo è una garanzia), ha all'attivo un ep di 7 pezzi pubblicato nel 2021 e un album uscito qualche settimane fa.

Il primo suo singolo in assoluto è 1984, grandissimo pezzo con partecipazione di Garbo :!:

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Lui è Castelli. Scampoli di notorietà nell'hinterland milanese come leader e cantante dei Clone Culture - ci muoviamo all'epoca in ambiti post-punk - per poi reincarnarsi come un'araba fenice, folgorato sulla via di Damasco dai sintetizzatori e da tutto ciò che ne consegue.
Ma per uno nato nel 1984 che voleva fare musica forse non poteva andare diversamente. Un cantante/autore/poeta (mettetela come vi pare) attuale, Francesco Bianconi dei Baustelle, ha più volte ammesso come il festival di Sanremo '84 con la mitica esibizione di Garbo sulla scalinata dell'Ariston (lancio simulato della radio d'epoca incluso) siano stati la sua iniziazione musicale.
Castelli, a distanza di quasi quarant'anni, a suo modo arriva a chiudere il cerchio, presentandosi con un Ep trainato da un brano, "1984" appunto, dove si omaggia quel Sanremo. E lo fa in compagnia vocale proprio di Garbo, col tempo assurto a icona della new wave italiana.
Descrizione in fotogrammi sintetici e citazioni colte di quello che poi è anche il suo anno di nascita:

Il primo Mac/ Il libro di Orwell/ Sanremo in playback/ La fine del punk
Sono nato qua/ L'era della vanità/ vera
L'ho respirato però/ Di quel passato vivrò
L'Italo disco/ Raf con Self Control/ Nena a Berlino coi suoi Luftballons


Versi che scorrono come un piano sequenza cinematografico, supportati da un incedere musicale severo, quasi marziale nella religiosità del momento. Flashback ripresi anche dal relativo videoclip, dove insieme alla già citata esibizione sanremese di Garbo è possibile intravedere uno Steve Jobs ancora giovanissimo e coi capelli lunghi che presenta in anteprima assoluta mondiale il primo Mac.
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katullo
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CASTELLI "ANNI VENTI"

01. Festa - feat. Luca Urbani
02. Manchester d'estate
03. Cosmonauti
04. Wave Goodbye - feat. Bornajeans
05. Luna
06. Cani
07. Città
08. Paradiso tropicale
09. Quando guardi i film
10. Nave


non conoscevo, ma il Letterato ad aprirci un 3d doveva averci i suoi buoni motivi :)

ebbene, la prima riflessione che ti balza in testa è perché l'ennesimo prossimo quarantenne si affida hands&feet agli anni della sua comparsa sulla terra per celebrare quelle colonne sonore con così tanta nost(r)algia per nulla nascosta sbattuta alle orecchie dei new-millenials.

Sì perché i boomer di settore non possono che accogliere questo nuovo figliol prodigo con tutto l'affetto possibile, poi la qualità della produzione Urbana (di Luca cit.), i rimandi a Renato (Abate, next), l'architettura tipicamente littorica dell'artwork (bellissima la cover, tanto che se l'autore si fosse appellato "Gazzoni" avrebbe scatenato anche innocua ilarità).

Si può dare di più? Certo che sì, ma un attimo ci si può anche rilassare, magari il tempo trascorso nell'ascolto dei deliziosi synths analogici che scorrono lisci alla faccia dell'Idrolitina; "Luna" è solo un decimo prezioso di altrettanti pasticcini elettronici tutti da gustare.
Synthpop, appunto.
Bravo, kat-bis.

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