Ladytr...omboni?!
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Leaveinsilence
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Ladytr...omboni?!
La giornata di domenica 25 marzo offriva agli appassionati di musica elettronica che gravitano nell'area milanese almeno un paio di appuntamenti di rilievo: sicuramente il principale era rappresentato dal concerto degli Air, affermato duo transalpino, di scena all'Alcatraz.
Meno noti al grande pubblico sono invece i Ladytron, quartetto multirazziale di Liverpool che si esibiva al Transilvania Live, locale destinato per vocazione ad eventi più di nicchia, generalmente in ambito techno-gothic-dark.
Pur riconoscendo i meriti acquisiti dal gruppo francese nel corso di una carriera ormai decennale, mi pare di poter dire che, come confermano alcune recensioni specializzate, la loro vena negli ultimi tempi si sia lievemente inaridita, rendendoli più inclini a riproporre con eccessiva autoindulgenza la musica soffice ed astratta che li ha resi famosi che non a ricercare alternative forme di espressione.
D'altra parte, proprio le atmosfere algide e delicate che permeano il loro repertorio mal si prestano ad essere riprodotte nell'ambito di un concerto di tipo tradizionale, dove ciò che conta in sostanza è l'energia, rock o elettronica fa poca differenza.
Rispetto ad un concerto rock, semmai, l'efficacia di una performance integralmente elettronica è potenzialmente penalizzata dall'indispensabile apporto delle basi pre-registrate: al fine di poter risultare credibile e qualitativamente apprezzabile, quindi, essa non può prescindere dal proporre qualcosa di fortemente caratterizzante, come sofisticate proiezioni grafiche, un leader carismatico e trascinante alla Dave Gahan, arrangiamenti rielaborati in forma più o meno stravagante ecc.
Purtroppo, molti gruppi elettronici attuali, anche se talora capaci di esprimere idee talentuose in studio di registrazione, lasciano ancora molto a desiderare sotto questo aspetto, e il fatto di imbarcarsi in tour promozionali probabilmente è sempre più spesso una scelta che risponde più a strategie obbligate di marketing che non ad una inclinazione specifica dell'artista e della sua opera.
E qui arriviamo ai Ladytron, la band prescelta dal sottoscritto per l'occasione. Personalmente, conoscevo questo gruppo ancor meno degli Air, quindi la scelta di assistere al loro show si deve essenzialmente a due motivazioni: in primo luogo, con la sua elettronica sinuosa e palpitante al tempo stesso, Destroy Everything You Touch, il singolo estratto dal loro ultimo album, esercita un fascino a cui onestamente è difficile rimanere insensibili. Nulla di particolarmente innovativo od originale, d'accordo, ma se il pezzo poteva credibilmente ritenersi un esempio rappresentativo della loro produzione, il costo del biglietto sarebbe stato ampiamente ripagato.
Secondariamente, da alcuni commenti sparsi per la rete, si evinceva che la percntuale di dinamismo della loro musica era decisamente superiore a quella garantita dagli Air.
Infine, rimane sullo sfondo la ricorrente associazione della band ai campioni dell'elettronica di prima generazione, Human League su tutti (anche i Ladytron tra l'altro presentano due voci femminili).
Purtroppo i fatti si sarebbero incaricati di smentire tutte le previsioni.
Innanzitutto, molto sgradevole è stato il ritardo di un'ora, rispetto al prefissato orario di inizio dello show (21,30). In assenza di qualsiasi spiegazione fornita, la considero una grave mancanza di rispetto nei confronti del pubblico pagante, tanto più censurabile considerando il carattere ancora emergente della band, non certo un gruppo internazionalmente affermato che possa anche concedersi il lusso di prendere in giro i propri fans.
Se le premesse non sono stae buone, peggio sarebbe tuttavia andata con il live susseguente: al primo impatto, le canzoni appaiono spente, ingessate, farraginose; salvo rare eccezioni, prive di melodie sufficientemente accattivanti e perfino riconoscibili.
Il gruppo stesso risulta visibilmente distante ed impacciato. Un palco di dimensioni alquanto contenute è occupato da una compagine di ben sei elementi, di cui solo uno con ogni probabilità impegnato a suonare davvero qualcosa: purtroppo non si tratta del tastierista ma del batterista, il che per una band elettronica non è certo il massimo della vita, come insegnano le ormai annose diatribe sul "picchiatore" dei DM, il famigerato Christian Eigner.
Nonostante la durata relativamente limitata dello show (75 minuti), Destroy Everything You Touch, proposta alla fine della performance, suona così come una liberazione, e come tale pare venga accolta anche dal resto del pubblico, che in effetti, al di là di questo pezzo, non ha particolari occasioni per infiammarsi.
Purtroppo, dal vivo la canzone perde qualcosa del suo smalto originario, essendo interpretata con eccessiva enfasi, specie nella roboante sezione finale, con reiterato rullare di batteria ed ostentata gestualità della cantante; va bene che è il brano più atteso, ma non è esattamente la canzone che ti cambia vita, per quanto riesca ad imporsi facilmente sulla mediocrità gnerale, in parte compensandola.
Almeno musicalmente, in più di un momento l'incerta esibizione dei Ladytron mi ha ricordato quella ormai leggendaria dei Perfidious Words a Roma di tre anni fa, anche se la band inglese temo si prenda molto più sul serio di quanto non faccia (facesse?) la band (?) teutonica. Pure in questa circostanza, peraltro, si è verificato un problema tecnico ad una tastiera che d'altronde avrebbe potuto anche rimanere irrisolto, tanto nessuno avrebbe notato la differenza.
Per quello che si è visto e soprattutto ascoltato, è difficile pensare che una band come questa possa avere ancora qualcosa da dire, ammesso che l'abbia mai avuta. Probabilmente, il ritorno in auge degli anni '80 deve aver dato loro, come a tanti altri gruppi emersi su quell'onda, un supporto notevole in fase di lancio, ben al di là dei meriti intrinseci. Questa spinta può essere stata, ed essere ancora sufficiente per mantenerli in circolazione, ma salvo imprevedibili vampate creative, dopo svariati anni di attività (il loro primo album risale al 1999, se non vado errato), appare ormai inverosimile che possano fare il salto di qualità e spiccare il volo verso il successo.
Al momento, la loro dimensione ottimale rimane quella di una discreta band di supporto, o al più quella di complemento in qualche festival elettronico. In Germania troveranno sempre qualche bizzarra tribù di depressi per professione pronta ad accoglierli come degli eroi o dei profeti. Di sventura, per quanto mi riguarda.
Tuttavia, senza pretendere di generalizzare l'argomento o di apparire troppo cinici, band come i Ladytron non possono non suscitare qualche dubbio sul futuro del "live elettronico", che appare sempre più una contraddizione in termini, specie quando fa emergere un'allarmante carenza di ingegno in fase compositiva.
Meno noti al grande pubblico sono invece i Ladytron, quartetto multirazziale di Liverpool che si esibiva al Transilvania Live, locale destinato per vocazione ad eventi più di nicchia, generalmente in ambito techno-gothic-dark.
Pur riconoscendo i meriti acquisiti dal gruppo francese nel corso di una carriera ormai decennale, mi pare di poter dire che, come confermano alcune recensioni specializzate, la loro vena negli ultimi tempi si sia lievemente inaridita, rendendoli più inclini a riproporre con eccessiva autoindulgenza la musica soffice ed astratta che li ha resi famosi che non a ricercare alternative forme di espressione.
D'altra parte, proprio le atmosfere algide e delicate che permeano il loro repertorio mal si prestano ad essere riprodotte nell'ambito di un concerto di tipo tradizionale, dove ciò che conta in sostanza è l'energia, rock o elettronica fa poca differenza.
Rispetto ad un concerto rock, semmai, l'efficacia di una performance integralmente elettronica è potenzialmente penalizzata dall'indispensabile apporto delle basi pre-registrate: al fine di poter risultare credibile e qualitativamente apprezzabile, quindi, essa non può prescindere dal proporre qualcosa di fortemente caratterizzante, come sofisticate proiezioni grafiche, un leader carismatico e trascinante alla Dave Gahan, arrangiamenti rielaborati in forma più o meno stravagante ecc.
Purtroppo, molti gruppi elettronici attuali, anche se talora capaci di esprimere idee talentuose in studio di registrazione, lasciano ancora molto a desiderare sotto questo aspetto, e il fatto di imbarcarsi in tour promozionali probabilmente è sempre più spesso una scelta che risponde più a strategie obbligate di marketing che non ad una inclinazione specifica dell'artista e della sua opera.
E qui arriviamo ai Ladytron, la band prescelta dal sottoscritto per l'occasione. Personalmente, conoscevo questo gruppo ancor meno degli Air, quindi la scelta di assistere al loro show si deve essenzialmente a due motivazioni: in primo luogo, con la sua elettronica sinuosa e palpitante al tempo stesso, Destroy Everything You Touch, il singolo estratto dal loro ultimo album, esercita un fascino a cui onestamente è difficile rimanere insensibili. Nulla di particolarmente innovativo od originale, d'accordo, ma se il pezzo poteva credibilmente ritenersi un esempio rappresentativo della loro produzione, il costo del biglietto sarebbe stato ampiamente ripagato.
Secondariamente, da alcuni commenti sparsi per la rete, si evinceva che la percntuale di dinamismo della loro musica era decisamente superiore a quella garantita dagli Air.
Infine, rimane sullo sfondo la ricorrente associazione della band ai campioni dell'elettronica di prima generazione, Human League su tutti (anche i Ladytron tra l'altro presentano due voci femminili).
Purtroppo i fatti si sarebbero incaricati di smentire tutte le previsioni.
Innanzitutto, molto sgradevole è stato il ritardo di un'ora, rispetto al prefissato orario di inizio dello show (21,30). In assenza di qualsiasi spiegazione fornita, la considero una grave mancanza di rispetto nei confronti del pubblico pagante, tanto più censurabile considerando il carattere ancora emergente della band, non certo un gruppo internazionalmente affermato che possa anche concedersi il lusso di prendere in giro i propri fans.
Se le premesse non sono stae buone, peggio sarebbe tuttavia andata con il live susseguente: al primo impatto, le canzoni appaiono spente, ingessate, farraginose; salvo rare eccezioni, prive di melodie sufficientemente accattivanti e perfino riconoscibili.
Il gruppo stesso risulta visibilmente distante ed impacciato. Un palco di dimensioni alquanto contenute è occupato da una compagine di ben sei elementi, di cui solo uno con ogni probabilità impegnato a suonare davvero qualcosa: purtroppo non si tratta del tastierista ma del batterista, il che per una band elettronica non è certo il massimo della vita, come insegnano le ormai annose diatribe sul "picchiatore" dei DM, il famigerato Christian Eigner.
Nonostante la durata relativamente limitata dello show (75 minuti), Destroy Everything You Touch, proposta alla fine della performance, suona così come una liberazione, e come tale pare venga accolta anche dal resto del pubblico, che in effetti, al di là di questo pezzo, non ha particolari occasioni per infiammarsi.
Purtroppo, dal vivo la canzone perde qualcosa del suo smalto originario, essendo interpretata con eccessiva enfasi, specie nella roboante sezione finale, con reiterato rullare di batteria ed ostentata gestualità della cantante; va bene che è il brano più atteso, ma non è esattamente la canzone che ti cambia vita, per quanto riesca ad imporsi facilmente sulla mediocrità gnerale, in parte compensandola.
Almeno musicalmente, in più di un momento l'incerta esibizione dei Ladytron mi ha ricordato quella ormai leggendaria dei Perfidious Words a Roma di tre anni fa, anche se la band inglese temo si prenda molto più sul serio di quanto non faccia (facesse?) la band (?) teutonica. Pure in questa circostanza, peraltro, si è verificato un problema tecnico ad una tastiera che d'altronde avrebbe potuto anche rimanere irrisolto, tanto nessuno avrebbe notato la differenza.
Per quello che si è visto e soprattutto ascoltato, è difficile pensare che una band come questa possa avere ancora qualcosa da dire, ammesso che l'abbia mai avuta. Probabilmente, il ritorno in auge degli anni '80 deve aver dato loro, come a tanti altri gruppi emersi su quell'onda, un supporto notevole in fase di lancio, ben al di là dei meriti intrinseci. Questa spinta può essere stata, ed essere ancora sufficiente per mantenerli in circolazione, ma salvo imprevedibili vampate creative, dopo svariati anni di attività (il loro primo album risale al 1999, se non vado errato), appare ormai inverosimile che possano fare il salto di qualità e spiccare il volo verso il successo.
Al momento, la loro dimensione ottimale rimane quella di una discreta band di supporto, o al più quella di complemento in qualche festival elettronico. In Germania troveranno sempre qualche bizzarra tribù di depressi per professione pronta ad accoglierli come degli eroi o dei profeti. Di sventura, per quanto mi riguarda.
Tuttavia, senza pretendere di generalizzare l'argomento o di apparire troppo cinici, band come i Ladytron non possono non suscitare qualche dubbio sul futuro del "live elettronico", che appare sempre più una contraddizione in termini, specie quando fa emergere un'allarmante carenza di ingegno in fase compositiva.
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Non sono affatto d' accordo con la recensione, ho visto i Ladytron al Circolo degli Artisti di Roma e mi sono piaciuti moltissimo!
Non solo, la gente ha partecipato molto attivamente al live e il gruppo è stato acclamato alla grande.
Aspettavo da anni di vedere i Ladytron dal vivo e sono stato molto contento di vederli.
Non solo, la gente ha partecipato molto attivamente al live e il gruppo è stato acclamato alla grande.
Aspettavo da anni di vedere i Ladytron dal vivo e sono stato molto contento di vederli.
- Lettera 22
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Re: Ladytr...omboni?!
Non sono del tutto daccordo.Leaveinsilence ha scritto:La giornata di domenica 25 marzo offriva agli appassionati di musica elettronica che gravitano nell'area milanese almeno un paio di appuntamenti di rilievo: sicuramente il principale era rappresentato dal concerto degli Air, affermato duo transalpino, di scena all'Alcatraz.
Meno noti al grande pubblico sono invece i Ladytron, quartetto multirazziale di Liverpool che si esibiva al Transilvania Live, locale destinato per vocazione ad eventi più di nicchia, generalmente in ambito techno-gothic-dark.
Pur riconoscendo i meriti acquisiti dal gruppo francese nel corso di una carriera ormai decennale, mi pare di poter dire che, come confermano alcune recensioni specializzate, la loro vena negli ultimi tempi si sia lievemente inaridita, rendendoli più inclini a riproporre con eccessiva autoindulgenza la musica soffice ed astratta che li ha resi famosi che non a ricercare alternative forme di espressione.
D'altra parte, proprio le atmosfere algide e delicate che permeano il loro repertorio mal si prestano ad essere riprodotte nell'ambito di un concerto di tipo tradizionale, dove ciò che conta in sostanza è l'energia, rock o elettronica fa poca differenza.
Rispetto ad un concerto rock, semmai, l'efficacia di una performance integralmente elettronica è potenzialmente penalizzata dall'indispensabile apporto delle basi pre-registrate: al fine di poter risultare credibile e qualitativamente apprezzabile, quindi, essa non può prescindere dal proporre qualcosa di fortemente caratterizzante, come sofisticate proiezioni grafiche, un leader carismatico e trascinante alla Dave Gahan, arrangiamenti rielaborati in forma più o meno stravagante ecc.
Purtroppo, molti gruppi elettronici attuali, anche se talora capaci di esprimere idee talentuose in studio di registrazione, lasciano ancora molto a desiderare sotto questo aspetto, e il fatto di imbarcarsi in tour promozionali probabilmente è sempre più spesso una scelta che risponde più a strategie obbligate di marketing che non ad una inclinazione specifica dell'artista e della sua opera.
E qui arriviamo ai Ladytron, la band prescelta dal sottoscritto per l'occasione. Personalmente, conoscevo questo gruppo ancor meno degli Air, quindi la scelta di assistere al loro show si deve essenzialmente a due motivazioni: in primo luogo, con la sua elettronica sinuosa e palpitante al tempo stesso, Destroy Everything You Touch, il singolo estratto dal loro ultimo album, esercita un fascino a cui onestamente è difficile rimanere insensibili. Nulla di particolarmente innovativo od originale, d'accordo, ma se il pezzo poteva credibilmente ritenersi un esempio rappresentativo della loro produzione, il costo del biglietto sarebbe stato ampiamente ripagato.
Secondariamente, da alcuni commenti sparsi per la rete, si evinceva che la percntuale di dinamismo della loro musica era decisamente superiore a quella garantita dagli Air.
Infine, rimane sullo sfondo la ricorrente associazione della band ai campioni dell'elettronica di prima generazione, Human League su tutti (anche i Ladytron tra l'altro presentano due voci femminili).
Purtroppo i fatti si sarebbero incaricati di smentire tutte le previsioni.
Innanzitutto, molto sgradevole è stato il ritardo di un'ora, rispetto al prefissato orario di inizio dello show (21,30). In assenza di qualsiasi spiegazione fornita, la considero una grave mancanza di rispetto nei confronti del pubblico pagante, tanto più censurabile considerando il carattere ancora emergente della band, non certo un gruppo internazionalmente affermato che possa anche concedersi il lusso di prendere in giro i propri fans.
Se le premesse non sono stae buone, peggio sarebbe tuttavia andata con il live susseguente: al primo impatto, le canzoni appaiono spente, ingessate, farraginose; salvo rare eccezioni, prive di melodie sufficientemente accattivanti e perfino riconoscibili.
Il gruppo stesso risulta visibilmente distante ed impacciato. Un palco di dimensioni alquanto contenute è occupato da una compagine di ben sei elementi, di cui solo uno con ogni probabilità impegnato a suonare davvero qualcosa: purtroppo non si tratta del tastierista ma del batterista, il che per una band elettronica non è certo il massimo della vita, come insegnano le ormai annose diatribe sul "picchiatore" dei DM, il famigerato Christian Eigner.
Nonostante la durata relativamente limitata dello show (75 minuti), Destroy Everything You Touch, proposta alla fine della performance, suona così come una liberazione, e come tale pare venga accolta anche dal resto del pubblico, che in effetti, al di là di questo pezzo, non ha particolari occasioni per infiammarsi.
Purtroppo, dal vivo la canzone perde qualcosa del suo smalto originario, essendo interpretata con eccessiva enfasi, specie nella roboante sezione finale, con reiterato rullare di batteria ed ostentata gestualità della cantante; va bene che è il brano più atteso, ma non è esattamente la canzone che ti cambia vita, per quanto riesca ad imporsi facilmente sulla mediocrità gnerale, in parte compensandola.
Almeno musicalmente, in più di un momento l'incerta esibizione dei Ladytron mi ha ricordato quella ormai leggendaria dei Perfidious Words a Roma di tre anni fa, anche se la band inglese temo si prenda molto più sul serio di quanto non faccia (facesse?) la band (?) teutonica. Pure in questa circostanza, peraltro, si è verificato un problema tecnico ad una tastiera che d'altronde avrebbe potuto anche rimanere irrisolto, tanto nessuno avrebbe notato la differenza.
Per quello che si è visto e soprattutto ascoltato, è difficile pensare che una band come questa possa avere ancora qualcosa da dire, ammesso che l'abbia mai avuta. Probabilmente, il ritorno in auge degli anni '80 deve aver dato loro, come a tanti altri gruppi emersi su quell'onda, un supporto notevole in fase di lancio, ben al di là dei meriti intrinseci. Questa spinta può essere stata, ed essere ancora sufficiente per mantenerli in circolazione, ma salvo imprevedibili vampate creative, dopo svariati anni di attività (il loro primo album risale al 1999, se non vado errato), appare ormai inverosimile che possano fare il salto di qualità e spiccare il volo verso il successo.
Al momento, la loro dimensione ottimale rimane quella di una discreta band di supporto, o al più quella di complemento in qualche festival elettronico. In Germania troveranno sempre qualche bizzarra tribù di depressi per professione pronta ad accoglierli come degli eroi o dei profeti. Di sventura, per quanto mi riguarda.
Tuttavia, senza pretendere di generalizzare l'argomento o di apparire troppo cinici, band come i Ladytron non possono non suscitare qualche dubbio sul futuro del "live elettronico", che appare sempre più una contraddizione in termini, specie quando fa emergere un'allarmante carenza di ingegno in fase compositiva.
Come ho detto qui:
http://www.depechemodeitalia.com/forum/ ... sc&start=0 , mi è parso un buon concerto.
Di sicuro non mi aspettavo effetti speciali come ad un live dei Chemical Brothers
PS. Piccola "polemicuccia":
Io non ce l'ho con nessuno, ma a me è stato chiuso un Topic solo perchè ho dimenticato il "prefisso OT" , e quì viene tenuto aperto un tread (questo) che sarebbe meglio lucchettare, visto che se ne stava già discutendo nella pagina che ho lincato quì sopra...
- Tufkad
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Niente polemiche, in occasione del ritorno del NUMANOIDE!!!
Grande Fabio, un abbraccio.
Però, non ti perdono la mancata recensione del live elettronico di Howard Jones della scorsa estate... Ti ci avevo portato apposta!
Capisco i pareri contraddittori degli altri utenti, ma Leave è un non ancora trentenne con un'anima 80s come pochi, per cui nel dubbio (pur nel rispetto dei giudizi altrui) mi fido delle sue valutazioni.
Grande Fabio, un abbraccio.
Però, non ti perdono la mancata recensione del live elettronico di Howard Jones della scorsa estate... Ti ci avevo portato apposta!
Capisco i pareri contraddittori degli altri utenti, ma Leave è un non ancora trentenne con un'anima 80s come pochi, per cui nel dubbio (pur nel rispetto dei giudizi altrui) mi fido delle sue valutazioni.
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Leaveinsilence
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Non è vero che la recensione non è stata fatta, solo non è stata pubblicata. Attualmente ti confermo che è custodita negli archivi segreti del Numanoide.Tufkad ha scritto:Niente polemiche, in occasione del ritorno del NUMANOIDE!!!
Però, non ti perdono la mancata recensione del live elettronico di Howard Jones della scorsa estate... Ti ci avevo portato apposta!![]()
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Comunque mi pare che fossi stato più io ad avertici portato, in quel di Asti...


