
la prima volta li vidi al Transilvania, in quel di Milano. Un centinaio o poco più. Annichilirono gli astanti con un set feroce e sgangherato. Figlio del loro originalissimo modo di proporre musica. Che non è rock, non è tribale, che non è metal. Che è solo loro pur essendo di tutti.
Li vidi altre volte (un paio), e mai che facessero le stesse canzoni. Una volta andai a Londra e li vidi con una data che avrebbe dovuto promuovere l'uscita (su Mute Records) del loro secondo albo. Non ne eseguirono nemmeno una traccia, lasciandosi possedere dagli spiriti maligni sul palco e suonando una lunghissima jam ora violenta e psicotica, ora sospesa ma sempre inquietante.
Hanno suonato al Circolo l'altra sera (il 30 di Maggio). Il drummer in vestitino paillettato d'ordinanza (very glittering), il grande (sarà alto due metri) Angus in vestitino (vedi foto trafugata da altro foro).

L'unico (si fa per dire) normale era il multistrumentista, ora sui pad, ora imbracciando e maltrattando la chitarra. Hanno proposto un set di settantacinque minuti, un mantra ossessivo e tribale. Nel quale la folla del Circolo, dopo l'iniziale senso di straniamento, si è persa, per poi ritrovarsi in estasi. E quando, dopo due bis che sono stati implorati dall'audience, hanno eseguito "Territorial Pissing" dei Nirvana ho provato una sensazione speciale. Credevo di aver raggiunto l'Illuminazione, sia pure per pochi istanti. Ma sono istanti che valgono una vita intera.
Lunga vita ai LIARS.




